Brasile sul crinale della storia

di Fabrizio Fassio – In un momento politicamente critico per il Brasile vi è stata l’ennesima catastrofe ambientale che segna, per tutti, il segnale premonitore di una civiltà industriale che ha perso la sua cultura e in cambio non possiede la capacità e la forza di innovarsi per un nuovo paradigma di sviluppo sociale.

Mi piace riprendere alcune considerazioni che ho evidenziato nel recente passato: “I cambiamenti climatici come gli eventi catastrofici non sono un problema per l’estrema destra: è una soluzione. Il modo più perfetto, letale ed efficace della storia. Chi ha bisogno di costruire un campo o una camera a gas quando l’alluvione e l’uragano faranno il lavoro sporco gratuitamente? Per favore, non confondetelo con il cospirazionismo: le catastrofi si accordano perfettamente con la credenza fascista fondativa secondo cui solo i forti dovrebbero sopravvivere, e il debole – lo sporco, l’impuro, il cattivo – dovrebbe perire. Questo è il motivo per cui i neo-fascisti non sollevano un dito per fermare il rischio ambientale e climatico, ma fanno tutto il possibile per accelerarlo, e impediscono gli sforzi di annullarlo o mitigarlo”.

L’evento catastrofico sta nello sfondamento di ben tre dighe in successione a Brumadinho il 24 gennaio. Contenevano materiali di lavaggio di una miniera di ferro nello stato di Minas Gerais. L’accadimento ha distrutto migliaia di chilometri quadrati di territorio trascinando via case e persone assieme a flora e fauna. Al momento vi sono 360 tra morti e dispersi.

Il flusso si ritiene possa fermarsi 210 km più avanti preso in un altro bacino. Adesso sta avvelenando il Rio Paraopeba e dopo qualche chilometro si è inserito, come un immissario in un fiume più grande, a valle, che anch’esso presenta un invaso prima di una nuova diga che fornisce energia elettrica. In Brasile vi sono 24.000 barriere idrografiche in totale di cui 3386 ad alto rischio. Nello Stato di Minas Gerais, molto ricco di miniere, vi sono 320 dighe che alimentano turbine per la produzione di energia elettrica .

L’accadimento cade in contemporanea con il ricovero ospedaliero del nuovo presidente Jair Bolsonaro. Un leader acclamato dalle folle con urla di esaltazione: “Mito”!

L’elezione di Bolsonaro e la sua presa del potere ufficiale il 1° gennaio hanno provocato un rilevante rimescolamento nei rapporti di forze nella società e nella politica. L’eroe popolare della sinistra operaia, Luiz Inácio Lula da Silva è chiuso dentro un carcere con un’accusa di corruzione e gli sono impedite anche i minimi atti di comunicazione verso l’esterno. Addirittura, il 29 gennaio, gli è stato impedito di presenziare alla tumulazione di suo fratello Vavà.

Il suo partito, il PT, si è disfatto dopo aver lottato 20 anni contro il regime militare e poi al governo per aprire le porte ad una economia rivolta anche alla maggioranza dei diseredati di questo paese. Lo dirà la storia come sia stato possibile questo rivolgimento radicale dopo anni di supporto popolare di massa e misure coraggiose, come la bolsa famiglia, per i più poveri. Sembra essere l’ennesimo esempio di una volatilità culturale e sociale che è il veicolo rapido ma più pericoloso del nuovo secolo.

Non è sfuggito certo ai promotori del capitalismo di ventura con sedi nei nostri Paesi, cosiddetti occidentali, l’occasione di affondare il coltello nella pancia di un Paese così esteso, potente e ricco di risorse umane e naturali.

Il Brasile conta oltre 200 milioni di abitanti ed è la quinta nazione più estesa della terra.

Una società quella brasiliana che è platealmente diseguale continua elettoralmente a lasciar gestire il paese ad una ristretta cerchia di potenti, una vera classe padrona, che sfrutta l’enorme potenziale economico e industriale del Paese. Il 40% del territorio è in mano dell’1% della popolazione. Settore minerario, navale, alimentare, aereonautico, media sono aree industriali tra le prime della terra. Ad esempio è il maggior produttore ed esportatore mondiale di carne bovina, aviaria, caffè, di succo di arancia e tra i primi 3 in oro, ferro, argento, petrolio, canna da zucchero, soia ecc.

Questo valore sociale intrinseco alla terra ed alle sue risorse è stato ed è storicamente gestito dai latifondisti che possiedono enormi territori e ci sono interi Stati federali dove tre-quattro famiglie gestiscono l’ economia. Una delle colpe della gestione PT-Lula è infatti stata l’assenza di una sempre promessa e mai realizzata riforma agraria.

La svolta a danno della sinistra progressista è dovuta a molti fattori.

Il declino della radicalità delle riforme, l’arroganza della gestione post-Lula da parte della sua delfina Dilma Roussef e le pericolose collusioni con i grandi monopolisti nazionali del petrolio, delle infrastrutture, delle miniere e dei media. Un destreggiarsi tra potenti subordinandosi così agli orientamenti economici, industriali e finanziari dominanti che poi li hanno prima corrotti e poi ricattati.

Unica nota innovativa le proposte di Marina Silva. A capo di una piccola e nuova formazione, Rete, si è proposta come una leader aperta a rinnovare in senso ambientale, sociale ed economico la nazione. Le prime proiezioni, all’avvio della campagna elettorale, erano addirittura in suo netto favore nell’ipotesi di ballottaggio con Bolsonaro o al candidato PT. A seguito di una violenta campagna di stampa e dell’ incanaglimento della magistratura, da sempre prona ai potenti e privilegiata, vi era stato uno spettacolare imprigionamento di Lula. Imputazione, mai comprovata processualmente: aver ricevuto un appartamento a Guarujà, sulla costa, da una grande impresa di costruzioni. Il tardivo affacciarsi del suo erede nel PT, Haddad , a un mese dal voto non ha permesso una convergenza né di programma né di massa elettorale.

Dopo l’attentato subito da Bolsonaro la via si è fatta, per lui, in discesa. Lo hanno portato alla vittoria ed al potere i suoi richiami alla estensiva distribuzione delle armi , alla punizione estrema, fino alla tortura, per i malviventi, una illusoria eradicazione dei corrotti, il richiamo alla propria rappresentanza di difensore della patria e di dio, la delega unica al potentissimo ministero dell’ economia di un accademico neolib radicale della scuola di Chicago come Paulo Guedes e a Sergio Moro il ministero della giustizia, il magistrato che ha gestito in modo incostituzionale il caso Lula. Solo un accenno al nuovo ministro degli esteri Ernesto Araujo che difende un patriottismo esacerbato e il ripudio virulento del multilateralismo e del “marxismo culturale”.

La mappa concettuale su cui si è affermato il nuovo schieramento reazionario è nello stesso tempo nuova e banale. I veri coordinatori sono gli economisti ultraliberisti capitanati dal Ministro Paulo Roberto Nunes Guedes. Gli stessi hanno imposto alla conferenza di Davos, il 23 gennaio u.s., al presidente Bolsonaro di parlare solo 7 minuti (leggendo) sui 45 concessi. Obiettivo di questa missione a Davos era di mettere le premesse per raccogliere dal capitale internazionale 100 miliardi di dollari per le future privatizzazioni. Subito dopo l’ intervento presidenziale che doveva esporre le strategie politiche del nuovo governo hanno anche annullato la conferenza stampa affinchè Bolsonaro non dimostrasse a pieno la sua impreparazione con il consueto linguaggio rozzo con cui è abituato a esprimersi nelle piazze. La nuova onda economica garantisce la massima apertura per tutte le privatizzazioni comprese le aree protette degli indios e quello che resta dell’ industria di Stato e dei finanziamenti per progetti di sviluppo di un ente potente e pubblico che si chiama BNDS.

Sotto questo cappello di gestione delle politiche neoliberiste ed imperialiste (termine forse abusato, ma sempre più verificabile in concreto) di brutale restringimento della democrazia giacciono i pilastri sociali che appoggiano questo nuovo governo:

  • I militari. Ben 7 ministeri sono affidati ai militari di carriera
  • 261 parlamentari, chiamati la “bancata ruralista”, hanno appoggiato l’elezione di Bolsonaro nella fase elettorale.
  • Evangelici . Il 70% ha votato Bolsonaro.

Non vi è qui lo spazio per analizzare tutte e tre queste forze. Capisco solo che stanno dividendosi i ministeri ed il potere sulla società.

Mi limiterò quindi solo ad analizzare alcuni dati sulla forza evangelica.

Rimarco che vi è un potenziale incompreso nell’immensa forza evangelica. E quanto essa sia oramai determinante per affermarsi politicamente in America latina. Anche perché vi è stata una perdita di potere della chiesa di Roma dopo la scomunica negli anni ‘90 di Giovanni XXIII verso tutti i movimenti di liberazione di matrice cattolica che si erano sviluppati dagli anni 70 in poi.

Proprio oggi anche Maduro in Venezuela sta cercando un appoggio da quella parte popolare e bigotta del suo elettorato. Significa che questi pericolosissimi movimenti hanno conquistato una solida base nelle classi subalterne e sono ben accetti dalle classi dirigenti limitando le azioni insurrezionaliste del passato.

Gli evangelici pur non avendo un’omogeneità politica si riferiscono ad un’oscura “agenda morale” che comprende la battaglia contro: l’aborto, il matrimonio omosessuale, l’ideologia di genere (vorrebbero eliminare il concetto di genere e la parola sesso!! Dichiarano che un’agenda o legge che contenesse questa parola non la firmerebbero) . Gli evangelici non hanno altre proposte né in economia, né di politiche pubbliche, ma sono flessibili e appoggiano chi gli garantisce azioni per una morale solo apparentemente inflessibile.

Gli evangelici sono avanzati in Brasile del 30% rispetto ad altri paesi dell’America Latina. Se si unissero in un partito avrebbero la maggioranza assoluta. La Bancada evangelica è chiamata delle 4 B: Biblia, Boi, Bala, Bolsonaro (Bibbia, Bue, Pallottola, Bolsonaro) (Bala = pallottola per loro “il ladro buono è il ladro morto” frasi più volte citata da loro e da Bolsonaro).

Dichiarano di parlare con dio tutti i giorni e ricevono istruzioni per realizzare i suoi valori.

Slogan: Il Brasile al di sopra di tutto e dio al di sopra di tutti.

Faccio una lista solo per dare un’idea della loro varietà e complessità organizzativa che viene dagli stessi nomi che si danno (a volte mi fa pensare alle nuove organizzazioni politiche a partire dai 5 stelle!!). È chiaro che alcune di esse sono molto grandi e ramificate ed altre più piccole e di nicchia locale.

  • 30 denominazioni differenti divise in 5 categorie:
  • Religioni storiche: Metodista Presbiteriana, Luterana, Metodista, Anglicana, Avventista del 7° giorno
  • Religioni Pentecostali: Prima onda, Congregazione cristiana del Brasile, Chiesa Pentecostale, Chiesa di dio, Avventista (promettono di espellere il demonio), Chiesa Universale del Regno di Dio
  • Carismatici: Chiesa riformata carismatica o della seconda onda, Chiesa battista rinnovata, Chiesa evangelica quadrangolare (si quadrangolare!!), C. Presbiteriana rinnovata, Chiesa dell’ Unità, Deus e amor, Chiesa metodista Wesleyana, Cattedrale del Bencao
  • Chiese pentecostali: 3° onda (cresce molto, teologia della prosperità e della crescita economica), chiesa mondiale del potere di dio, chiesa internazionale della grazia, chiesa della rinascita di Cristo, C. Sara nostra terra, C. Pace e Vita, C. pienezza del trono di dio
  • Chiese postdenominate o chiese apostoliche: Nascono nel 1990 in USA nel 1996 arrivano in Brasile e dal 2000 hanno una notevole affluenza. Sono legate alle nuove tecnologie. Una delle loro organizzazioni si chiama proprio “Visione cellulare” ed è suddivisa in piccoli gruppi di 6-15 persone chiamate cellule (!!!) che si moltiplicano. Sono legati alla Corea del Sud con la chiesa di David Yonggi Cho

Chiudo qui per esaurimento di forze… spirituali!!

La sintesi del discorso è: stamo a vedè!!

Perché la convivenza tra radici ideologiche così differenti potrebbe essere l’inizio di un secolo buio fascista come invece risultare, entro un anno, il detonatore di un conflitto tra componenti che hanno una visione molto diversa del ruolo nazionale e sull’ideologia sociale.

Il conflitto può scaturire tra poco dalla parte “sociale” della compagine e quella globalista finanziaria. Potere militare, latifondisti ed evangelici impegnati come sempre nel mantenere il concetto di sacra difesa della patria e della terra sotto il mandato di dio e dall’altra, attraverso il super-ministro economico Paulo Guedes far entrare con maggior vigore il capitale internazionale nel paese mantenendolo fermo e rigidamente controllato sul piano sociale e salariale. Quale sintesi? Bolsonaro governerà nel caos e ne provocherà . Eletto come anti-establishment e come antisistema dovrà essere governo. Producendo di continuo nemici interni e stranieri alle porte. Ma aprendo le stesse a tutti i compratori in doppiopetto. Lo aiuta la cronaca nera. Per far sentire il morso della paura le prime azioni del governo sono state la liberalizzazione delle armi e l’invito a difendersi da soli. D’altronde i numeri della cronaca nera sono eloquenti: in Brasile 600.000 morti violente negli ultimi 10 anni. Una strage. E 9.600 morti nello Stato di Rio de Janeiro lo scorso anno 2018. Come paragone: in Italia circa 400.

Proprio come in Italia le due facce politiche dominanti rischiano di coincidere in un’unica maschera grottesca e pericolosa lasciando alla sinistra e alla democrazia l’arduo compito di reinventarsi dopo aver sperperato un enorme capitale storico e sociale.

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