Caminar preguntando

di Ferruccio Nobili –

Le elezioni del 26 maggio chiudono, a mio avviso, una fase politica iniziata con i referendum maggioritari del 1991. Fase che ha spinto gran parte della sinistra “radicale” sociale e politica (cioè quelle formazioni più o meno organizzate che nascono a sinistra del PDS  e che nel 1994 valevano elettoralmente la doppia cifra) ad  invischiarsi dentro il csx e quindi ad essere ritenuta corresponsabile delle politiche antipopolari di quei governi che hanno impoverito, incattivito, aumentato le diseguaglianze  e diffuso solitudine ed individualismo. E queste politiche hanno contribuito a mutare progressivamente il significato corrente, popolare, del termine “sinistra”: non più sinistra come luogo unitario di rappresentanza degli interessi di classe dei lavoratori, ma sinistra spesso come avversario di questi. E le politiche europee, votate dal PSE insieme ai Popolari, hanno reso questa percezione un fatto. Sinistra come rappresentanza della borghesia salottiera illuminata, buonista e interclassista, della grande finanza e vestale degli accordi internazionali che blindano i bilanci e tagliano welfare e diritti. Cosa nel PD è rimasto della tradizione socialista? Nulla di visibile! Questo “moderno” significato del termine sinistra consente l’imbroglio  di definire ancora di sinistra il PD e di conseguenza di confondere tutte le sinistre in quel nuovo significato. Non vale per l’opinione pubblica il fatto che dopo il 2008 una parte della sinistra radicale abbia preso le distanze dai vari csx, anche perché un’altra parte della sinistra radicale non lo ha fatto e ancora sembra avere dubbi sul campo da scegliere.

Questa fase, che ha portato vicino all’estinzione la speranza di un mondo migliore, va chiusa definitivamente. Non so se e quando riusciremo a ridare alle parola sinistra il suo significato storico, concreto e di parte, ma credo propedeutico a questo cimento tornare a dividere i “campi” in modo netto. Da una parte chi rappresenta i lavoratori e i loro interessi di classe, dall’altra i padroni, le elites,  la grande finanza con i loro “interessi di classe”.  Dice Warren Buffett il terzo uomo più ricco al mondo e paladino degli aumenti di tasse ai ricchi:  “La lotta di classe esiste da venti anni e la mia classe l’ha vinta. Noi siamo quelli che abbiamo ricevuto riduzioni fiscali in modo drammatico”

Come e perché e successo tutto questo?

Il sistema elettorale maggioritario e la scesa in campo di Berlusconi hanno convinto la sinistra radicale della necessità di “fare fronte” contro il pericolo fascista. Il centrosinistra di fine secolo è stato quindi un fronte antifascista, un fronte antiBerlusconi,  dove il progetto politico si annacquava in favore di una rincorsa del “centro” per fare argine alla barbarie. Ma era un abbaglio. Il pericolo fascista individuato nella Casa delle Libertà non ci ha fatto comprendere che il vero pericolo era rappresentato dall’abbandono finanche del Keynesismo da parte dei socialisti europei e dall’assunzione delle politiche neoliberiste, che csx e cdx producevano con continuità pure alternandosi al Governo.  Il “fronte” competeva con il “fascismo” non sulle politiche (l’ordoliberismo e l’austerity diverranno presto i cardini delle politiche sia del csx che del cdx in Italia e in Europa) ma sulla “affidabilità internazionale” (noi siamo in grado di fare le stesse cose ma molto meglio ed abbiamo un credito maggiore nei mercati e nella grande finanza).

Guardando con gli occhi di oggi mi sembra chiaro che la decisione di rinunciare alla rappresentanza degli interessi di classe per la presunta necessità di fare fronte contro il pericolo fascista sia stato un errore,  un abbaglio appunto; anzi forse andrebbe indagata meglio la trasformazione che in quel periodo investe la destra sociale. AN con Fini indossa definitivamente il doppiopetto,  entra nel salotto buono e si “defascistizza”  perdendo progressivamente il riferimento al sociale per sposare le politiche neo liberiste lasciando spazio politico alle piccole formazioni fascistissime alla propria destra.

L’essere stati coinvolti in forme diverse nei diversi governi nazionali che realizzavano le politiche antipopolari suggerite dall’ Europa ha trascinato in un abbraccio mortale anche i giudizi popolari sui governi locali. La generosità di alcune/i compagne/i che hanno continuato, con scarsissimi risultati, ad essere coerenti con i propri riferimenti popolari, seppure in giunte di csx, non sono bastati a coprire il segno negativo delle politiche e  le ferite di quelle e quelli di noi che invece hanno fatto scelte di opportunismo politico.

L’abbaglio ha prodotto quello che, con gli occhi di oggi, sembra un drammatico controsenso . Per potere fare il fronte antiberlusconiano ci si è alleati con i neoliberisti che insieme a Berlusconi avrebbero seguito i diktat europei acriticamente e che, in favore della stabilità economica e finanziaria, avrebbero messo in campo scelte politiche che avrebbero impoverito economicamente e socialmente la nostra classe facendo invece arricchire lor signori e conservando il Potere nelle mani delle elites. Anzi, personalmente penso che il csx ha percorso con convinzione le politiche liberiste e di austerity mentre Berlusconi con la sua cialtronaggine non difendeva ortodossie, ma interessi personali che spesso non coincidevano con il rigore di bilancio e/o l’ordoliberismo della Commissione.

Quell’abbraccio nel csx si è rivelato inefficacie e mortale;  non ha sbaragliato l’avversario (visto che le politiche erano le stesse e che il popolo non percepiva in pericolo le proprie libertà)  e ha fatto vedere la Sinistra (tutta, indistinta, tutti dentro) agli occhi delle masse popolari come quelli che fiancheggiavano l’Europa dei burocrati e chiedevano sacrifici ai poveri per poter far stare tranquilli i padroni, i ricchi. La Riforma delle pensioni del 1995 (la stessa che l’anno prima era stata respinta cacciando il primo Governo Berlusconi) mi sembra l’esempio più nitido al quale si possono aggiungere altre “chicche” come il Pacchetto Treu e la seguente tabella che indica il modificarsi nel tempo dell’ Irpef sugli scaglioni di reddito:

1995 I governo Prodi                      2006 ultimo Governo Prodi                   dal 2007

Lire                                                             Euro                                                                             Euro

Sino a     7.200.000  10%               sino a   26.000   23%                                         sino a 15.000   23%

Sino a   14.400.000  22%              sino a   33.500   33%                                          sino a 28.000   27%

Sino a   30.000.000  27%              sino a 100.000    39%                                         sino a 55.000   38%

Sino a   60.000.000  34%              oltre   100.000   43%                                          sino a 75.000    41%

Sino a 150.000.000   41%                                                                                        oltre   75.000   43%

Sino a 300.000.000   46%

Oltre  300.000.000   51%

Robin Hood al contrario, e noi spesso c’eravamo!

Solo dopo la sconfitta del 2008 una parte della sinistra radicale iniziava a realizzare che non avrebbe potuto rappresentare credibilmente gli interessi popolari se si fosse ancora confusa con i liberali “illuminati”. Abbiamo sperato, sbagliando però, che fosse sufficiente prendere la distanza da quel passato per tornare ad essere il riferimento popolare; abbiamo sottovalutato i danni permanenti, i risentimenti, il senso di tradimento e le altre cicatrici profonde che quel periodo aveva lasciato nella carne viva delle persone .  E da allora è iniziata a sinistra del PD la saga scomposta delle alleanze elettorali (che duravano lo spazio del voto) e che ha visto  la nascita di coalizioni parziali e sempre diverse e, contemporaneamente, la fuga verso il PD di uno o più pezzetti .  Mi sento ora come un criceto che correva faticando su una ruota fissa dentro la gabbia.

Quindi dal popolo, dal nostro popolo : “la Sinistra si divide sempre”,  “non vi voto più finché non vi separate definitivamente dal PD”, “non vi voto perché fuori dal PD sono voti persi”, “voto solo Falce e Martello”, “basta con i simboli e la Sinistra”, “voi siete il problema, voto M5S”, “non voto più da anni”, “non credo ai riti borghesi e non ho mai votato”, “non vi vedo più in strada”,  etc. etc. La paura, la rabbia, la solitudine e la confusione producono domande contraddittorie ed individuali. Insomma nella confusione generale e nella rabbia il tutto ed il contrario di tutto. Come ricomporre gli interessi di un popolo, una classe che non sa più  di esserlo,  come ricostruire la speranza di una società più giusta e più felice?

La situazione attuale è il frutto del dominio del Capitale sull’uomo, sugli animali e sulla Terra, dei rapporti economici di forza tra le classi che ci schiacciano e che ci assoggettano. Per cambiarla radicalmente dobbiamo ricostruire  le pratiche dell’azione politica in coerenza con le nostre opzioni di politica economica. Quindi divido (so di semplificare, ma è uno dei miei obiettivi) il campo utilizzando le categorie elementari della politica. Riconosco che sono categorie novecentesche, ma non mi viene in mente modo migliore ed attuale di dividere i campi politici. Da una parte gli alfieri del libero mercato più o meno mitigato, dell’”homo oeconomicus” e dell’interclassismo  e dall’altro quelli che promuovono la lotta di classe e lottano contro lo sfruttamento. I liberisti, che vanno da Salvini a Zingaretti, ed il campo socialista (mi semplifico la vita omettendo, per esempio, che da un po’ in questo campo sono riapparsi i sovranisti).

Quindi il “campo” lo definisce il progetto di società, i progetti di vita. E possiamo tranquillamente chiamarlo “terzo” polo con l’accortezza però di tenere presente che il primo ed il secondo “polo” sono entrambi nel campo liberista e si differenziano tra loro principalmente per chi “lo interpreta meglio”. So ovviamente di semplificare, ma non voglio ora fare un ragionamento lungo e di dettaglio;  mi sembra invece necessario “guardare  dall’alto” per ricostruire iniziando dai “fondamentali”,  dalle grandi differenze, pur  scontando la non accuratezza dei dettagli, per i quali c’è sempre tempo a patto di aver prima diviso macroeconomicamente i campi. A guardare a terra si evita certo di pestare la cacca ma si rischia di sbattere contro un palo, guardando avanti, invece, si rischia certo di pestare qualche cacca, ma non di sbattere contro il palo.

Per evitare di ricadere nell’abbaglio dei tempi di Berlusconi, eviterei di evocare ancora il pericolo fascista  seppure non mi sfugge il pericolo, oggi come allora, di un moderno autoritarismo. Non un “pericolo fascista”, quindi,  che riporrebbe il mortifero “fronte” con il PD ed i suoi alleati.  Il pericolo concreto, l’avversario politico reale, è invece nella governance europea, che dopo aver impoverito popoli ed economie con le criminali politiche di austerity (Grecia docet),  chiamerà ancora a pagare le classi lavoratrici ed i ceti medi riducendo ancora welfare e salari diretti e “differiti”, diritti sociali e del lavoro, libertà civili e politiche.  Generando nuove rabbie e nuove sofferenze che consentiranno ancora alle nuove/vecchie destre xenofobe e nazionaliste di spacciarsi per nemici delle elites e per difensori della Patria (ognuno la sua) contro il   nemico. Che è ovviamente la UE (contro la quale però si può solo abbaiare), mentre il nemico che si può realmente sconfiggere ed umiliare è l’invasore, oggi l’immigrato e domani lo straniero.  Non sono i fascisti come li abbiamo conosciuti nel ‘900, ma sono altrettanto pericolosi. E lo sono ancora di più perché sono dentro un fronte politico larghissimo che va da Zingaretti a Salvini passando per Macron e Orban. Ma il potere in Europa è ancora nelle mani degli stessi; la Governance è rimasta  la stessa anche se leggermente modificata (verdi e liberali). Quindi la sua ragione sociale resterà ancora il liberismo, vincoli di bilancio e centralità della finanza e dell’impresa, perimetro del pubblico ancora più ridotto in favore dei mercati (solo un mesetto fa la UE indicava ai Paesi membri la necessità di ridurre sino alla scomparsa i sistemi previdenziali pubblici in favore dei fondi pensione). Una “post democrazia” basata su accordi vincolanti modificabili solo all’unanimità che concede ai popoli il solo il suffragio universale, ma che “governa” le alleanze locali rendendo impossibile l’alternativa di Tsipras o pressando i socialisti spagnoli per non allearsi con Unidos Podemos ; una “post democrazia” continentale del capitale finanziario che fa crescere le spinte nazionaliste ed oppositive delle destre che continueranno ad arruolare, contro nemici individuati di volta in volta nei diversi “altri”, pezzi consistenti della pancia dei popoli sfruttati.

Voglio fare un fronte, ma lo voglio fare contro tutti quelli che sono nell’altro campo!

 

Basta chiarire il campo per tornare ad essere una offerta politica credibile e convincente?

 

Credo che la definizione del “campo” sia condizione necessaria ma non sufficiente. Tornare ad essere un riferimento per la classe non sarà comunque semplice tantomeno veloce. Perché la classe non è più quel corpo omogeneo del periodo classico e perché la comunicazione che ci insegue e ci esclude viaggia sulle televisioni, in rete  e sui social network e quindi è rapida e breve e non lascia spazio ad approfondimenti, si consuma e non si elabora. Le destre vogliono assecondare, lisciare il pelo e condizionare; parlano alla pancia delle persone, e questi mezzi si prestano benissimo a veicolare slogan o proclami. Noi  invece vogliamo convincere, spiegare, includere. Abbiamo bisogno di approfondimento e di riflessione; i giornali, i libri e le assemblee sono stati i nostri mezzi di divulgazione e di crescita. Ma dobbiamo imparare a vivere nel presente, che non si può scegliere!

Nel disastro del voto del 26 maggio credo si possano ravvisare almeno due aspetti interessanti: mediamente  il 46% degli europei non vota e la questione dei cambiamenti climatici sembra attirare maggiore attenzione. Non ho la pretesa di sapere chi sono e cosa pensano quelli che non votano, ma so che sono tanti, tantissimi. E sicuramente tra quelli alcuni soffrono, non sono contenti di come vano le cose ma non trovano più sponde nella politica; forse neanche le cercano più e, se le cercano, rischiano di non trovarle nei deserti culturali e politici che sono diventate le nostre città. La lotta contro i cambiamenti climatici sembra essere un tema che coinvolge le persone e principalmente le ragazze ed i ragazzi.

Per provare a tornare ad essere riferimento popolare dobbiamo trovare sintonia con ciò le persone ritengono necessario, interessante o utile. Non sono più la falce ed il martello o le parole con significati resi ambigui che ci porteranno ad essere considerati dalla nostra classe di riferimento, purtroppo. Ma la lotta al sistema che produce cambiamenti climatici è certamente la lotta al capitalismo che sfrutta l’uomo, gli animali e la natura. Come lo è la precarietà che uccide il futuro dei giovani ma che è divenuto un paradigma   delle vite di tutti noi, del comunista ma anche del leghista: la precarietà è l’incertezza che produce ansia, individualismo, solitudine, rabbia e impotenza.

Ed allora, definito con nettezza il campo, chi vuole abolire e superare lo stato di cose presente (o almeno cambiarlo radicalmente) dovrebbe farsi riconoscere nelle battaglie che le persone sentono sulla propria pelle e che sembrano condividere. E che sono declinabili contro il sistema che produce sfruttamento dell’uomo (le diverse precarietà), degli animali e della natura (le produzioni inquinanti; gli allevamenti intensivi e i cibi contaminati; l’acqua scarsa e l’aria avvelenata; i mari, i  fiumi e i laghi invasi dalle plastiche; le foreste abbattute e la fauna ittica, terrestre e le  piante a rischio estinzione (le piante si stanno estinguendo ad un ritmo doppio degli animali); innalzamento delle acque e molte terre emerse e popolate a rischio sparizione mentre altrove avanza il deserto. E non parliamo di fenomeni che produrranno effetti nei secoli, si parla di poche decine di anni!

Certo, dobbiamo aggiornare lessico e pratiche. Sulle questioni ecologiste dobbiamo recuperare anni di sviluppismo ed essere capaci di far comprendere che non è ai cambiamenti climatici che ci opponiamo, ma al sistema capitalistico che li produce.

Ambiente e precarietà. Sono temi che tutti vivono e molti comprendono. E ben rappresentano gli effetti devastanti del modello capitalista, anche se non lo nominiamo. E non può esistere soluzione definitiva se non cambiando il modello di produzione e di consumo. Insomma temi che rappresentano perfettamente il progetto di società che vogliamo.

Ma tutto questo non si può fare a tavolino, va fatto pubblicamente, insieme e “per strada”.

“Caminar preguntando”

ferruccio

 

P.S.Sono solo mie impressioni e riflessioni. Non c’è scienza e tantomeno indagine sociale. Ho provato però a presentarle in un sistema di elementare coerenza. Sono assertive non perché personalmente sia convinto della loro intangibile giustezza (non a caso iniziano e finiscono con “caminar preguntando”) , ma volevo mettere bene  in evidenza le questioni che ritengo necessario siano chiarite per sollecitare un confronto su queste.

 

Menu