Dopo l’Umbria l’Emilia-Romagna?

di Natale Cuccurese – La disfatta del fronte PentaDemocratico in Umbria sta gettando nel panico il Partito democratico ed i suoi alleati, primo fra tutti il M5s che, a pochi mesi dalle elezioni europee, ha dimezzato i propri voti, in un trend che dalle elezioni politiche in poi ha visto consolidarsi il crollo costante dei consensi.

Raramente nella storia del Paese si è visto qualcosa di più incoerente; un movimento sovranista e populista, con idee in larga parte di destra, che in nome del mantenimento “del proprio status quo”, contraddicendo la sua stessa storia, ha cambiato inopinatamente fronte: dalla destra più estrema ad un centro-sinistra raffazzonato e unito solo dalla paura della spallata leghista. Non stupisce quindi che i suoi elettori in Umbria per la metà siano rimasti a casa e il restante abbia continuato a votare a destra.

Inutile dire che in queste prime ore la batosta elettorale non ha portato alcun giovamento all’elaborazione del pensiero degli strateghi governativi, portati più a sminuire il peso del voto umbro, che a fare ammenda dei propri errori, preparando così il terreno a futuri ed inevitabili ripiegamenti a favore di una destra sempre più baldanzosa, visto anche il progresso elettorale notevole di FdI.

La successiva “stazione del Calvario” governativo sarà il 26 gennaio in Emilia-Romagna. Già oggi Di Maio si appresta ad abbandonare la possibile alleanza col Pd, in funzione conservativa, mentre il governatore Bonaccini non abbandona gli atteggiamenti da uomo forte e, proseguendo nella mala imitazione di politiche e comportamenti destrorsi, si dice sicuro della vittoria finale, anche se, di ora in ora, le dichiarazioni che si succedono fanno capire che il gelo del dubbio si insinua con sempre maggior insistenza nel suo entourage. D’altra parte è risaputo che l’elettore fra l’originale e la copia sceglie sempre l’originale: è più affidabile.

Bonaccini continua da mesi nei suoi proclami, come in un mantra, a rivendicare l’operato del suo “buon governo”, ma in realtà le sue politiche hanno mercificato sanità, ambiente e territorio e messo l’Emilia-Romagna all’inseguimento della Lega con un pericolosissimo progetto di Autonomia regionale. Ora Bonaccini, e chi gli fa da sponda, si appella ad un campo largo, un fronte antifascista per meglio dire, per fermare il pericoloso avanzare delle destre. Peccato che contemporaneamente gli europarlamentari del suo partito, tradendo storia e memoria, non solo hanno votato nel Parlamento Europeo insieme a Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia l’equiparazione fra nazismo e comunismo, ma addirittura pochi giorni fa hanno votato contro la discussione in aula sulla repressione in atto in Cile. La solita distanza abissale che tradisce e definisce, così come per gli alleati, l’ipocrisia fra quanto a parole declamato e quanto poi effettivamente realizzato. Contemporaneamente il Presidente della Regione provvede all’accrocco di ceto politico con segmenti di sinistra volti solo a portare in dote i voti di chi, in buona fede, vuole un reale cambiamento nelle politiche della Regione.

Vorremmo sapere quale tipo di cambiamento questi consiglieri regionali possono garantire e quale tipo di credibilità possono vantare coloro che negli ultimi cinque anni non hanno fatto altro che avallare le più inique iniziative del Presidente Bonaccini: contro l’ambiente, il territorio, la sanità pubblica. Consiglieri regionali che addirittura han sottoscritto e presentato la richiesta di Autonomia Differenziata della Regione Emilia-Romagna. Un progetto neoliberista iniquo, eversivo, incostituzionale che corre il rischio di rompere l’unità nazionale, così come vuole la Lega.

Ci sarebbe bisogno di discontinuità dalle politiche fin qui perseguite per risalire la china; c’è bisogno di una immediata presa di distanze che porti alla rinuncia del progetto di Autonomia, rivedendo nel contempo le politiche in campo ambientale: abbandonando le fonti fossili, le trivellazioni, il consumo di suolo. Aprire ad un futuro rinnovabile. A quel punto forse il campo largo sarebbe praticabile, ma senza questa presa di distanza forte, rimane solo l’ipocrisia di chi in nome di un antifascismo di facciata vuole solo mantenere inalterato il ruolo di arrogante casta regionale, preparandosi contemporaneamente al racconto del voto utile contro la Lega, mettendo insieme un calderone di ceti politici che andranno da esponenti del centrodestra a forze di centrosinistra (spacciate per ecologiste e di sinistra) rissose tra di loro ed in crisi di rappresentanza reale.

In Emilia-Romagna, così come alla guida del governo nazionale, non abbiamo bisogno di questi sgangherati cartelli elettorali, ma di una sinistra alternativa alle politiche antipopolari e nemiche dell’ambiente di Bonaccini ed al razzismo della Borgonzoni. Ricostruire un campo largo fra simili che non parta dallo scimmiottare le politiche leghiste. Per evitare di avere Salvini al governo del Paese o della Regione la prima cosa da fare sarebbe appunto quella di non imitarne le politiche. Sembrerebbe cosa ovvia eppure…

Per fortuna in Emilia-Romagna sarà possibile esprimere il vero ”voto utile”, quello per politiche volte ai beni comuni, agli interessi dei lavoratori e all’ambiente: quello della lista in formazione “L’Altra Emilia Romagna”.

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Zitti zitti…

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