E Juncker sorrise

di Roberto Musacchio – Le facce dei “potenti” sono spesso maschere da cui è difficile cogliere il senso delle cose. Specie oggi che “tutto è in rete”.

Eppure il giro delle facce che ci restituiscono le ultime giornate della tormenta (o ormai tormentone) europeo qualcosa fa trasparire.

C’è quella di May, la premier inglese, che incespica sulle parole mentre chiede di rinviare il giudizio del Parlamento sulla “sua” Brexit.

Appare come un “primo della classe che teme di essere bocciato” il Presidente francese Macron che chiede scusa di fronte ai gilet gialli in diretta TV.

Anche quello di Orban, il sovranista ungherese, appare un cipiglio incredulo per manifestazioni che stavolta non sono contro migranti, che poi in Ungheria quasi non esistono, ma di lavoratori e studenti contro la sua legge “della schiavitù” che impone 400 ore di straordinario pagabili 4 anni dopo accompagnata da una “riforma” che trasforma la Corte Costituzionale in una dependace del governo.

Anche le facce dei due dioscuri del governo giallo verde sono per un poco apparse meno in TV mentre era in corso la “trattativa dei numeretti”. In attesa di decidere di “quale faccia mettersi” hanno lasciato un poco di spazio a quelle di Conte e Tria così connotate dalle commedie all’italiana da risultare assolutamente famigliari.

Poi c’è la sua: la faccia di Juncker. Sorridente. Non sprezzante come Moscovici. Ma, appunto, sorridente come uno squalo soddisfatto.

Non si possono fare analisi politiche dalle facce. Ma le facce possono aiutare.

A capire che la “fragile UE minacciata dai populisti” in realtà è la specie più “evoluta” in grado di convivere con il capitalismo finanziario globalizzato. Una specie nata per la lotta di sopraffazione e che non ha paura del sangue. Una specie a sangue freddo che sa nutrirsi anche del sangue caldo dei populisti. Alla fine “contenta” che questi ripuliscanyo mari e oceani del capitalismo da specie più “arcane” come quelle abituate a vivere “in democrazia”. E pronta a trasfondersi di questo sangue caldo sicura di raffreddarlo a contatto col proprio, gelido.

Nel capitalismo finanziario globalizzato c’è una sola grande bestia che si muta come Proteo o, addirittura, lascia che il suo corpaccione si divida in 4 o 5 animaloni che si strappano anche pezzi di carne tra loro. Ma ciò che nutre “la bestia” è la vita, tutta, ridotta a planctos, a cibo.

Tra questi animaloni la UE è una mutazione genetica particolare. Non nasce connessa già col capitalismo come gli USA che proprio perciò quando dicono America first sanno di non poter essere contraddetti.

Non ha la storia millenaria della grande Cina né una grande Madre come la Russia.

Ha dietro di sé tutte le Storie che hanno portato al Capitalismo e che ora che il Capitalismo ha deciso di dichiarare finita la Storia per sancire il solo presente della Bestia deve trasformarsi in planctos come il resto della vita.

Fuor di metafora, ora, la domanda è “Dove stiamo andando?”.

Il gioco dell’oca delle elezioni dopo quelle nazionali sta ormai arrivando alla casella del voto europeo del 23/26 maggio. Ma la corsa è ancora aperta perché piena di trucchi e trabbocchetti: selvaggia.

Le “case” nazionali appaiono tutt’altro che riordinate dai voti. La rivolta della Brexit per dar vita ad un nuovo bestione forte della sua City finanziaria globale rischia invece di lacerare anche il corpo antico del vecchio Regno Unito.

Macron, l’europeista in realtà assai intergovernativo più che “comunitario” e più francese che “ueista”, va a sbattere su quel bisogno di uguaglianza che dopo la Rivoluzione  finora nessuno neanche De Gaulle e tantomeno Sarkozy sono riusciti a ridurre a plancton.

In Spagna il corpaccione del Ppe dopo Ciudadanos produce ora anche la riesumazione diretta del franchismo nel voto andaluso. Il Paese è scosso da storie antiche mai risolte, il franchismo e le “nazionalità”.

Mutti Merkel trova una figlia che eredita un trono instabile perché troppo tedesco per essere europeo.

Si dice che Bannon, ispirato da Trump, soffi per buttar giù la casa europea. A vedere il sorriso di Juncker anche questa lettura forse non coglie la natura della bestia.

Trump dichiara una guerra al giorno. E poi un armistizio. La guerra in realtà nel capitalismo globale finanziarizzato è permanente. È l’azzannarsi degli animaloni che formano la bestia. Ma è soprattutto il loro divorare tutto ciò che è vita.

Forse finiranno col divorarsi anche tra loro ma per ora sembrano preferire nutrirsi di tutto il resto.

Ci sta dunque che quel sorriso di Juncker ci dica che no, la UE non morirà e invece troverà nuovo sangue da congelare.

E allora, a noi plancton non resta speranza?

Certo rallegrarsi del sorriso di Juncker perché ha umiliato i dioscuri significa fare come Pinocchio che scherza prima che buttafuoco lo incenerisca. E pensare che si possa uscire dall’incubo della globalizzazione “tornando a casa” come si fa svegliandosi da un brutto sogno, significa scambiare Marx con Freud e la psicanalisi con la rivoluzione.

Ma i gilet gialli che chiedono uguaglianza; gli operai che ritrovano gli studenti in Ungheria; le lotte delle donne, ovunque; la piazza no tav in Italia ci dicono che il plancton in realtà è ancora vita. Anzi, che può essere di nuovo vita. E allora “plancton di tutto il Mondo: uniamoci!”.

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