E quindi …ci proviamo!

Un recente post di Sandro Medici pubblicato sulla sua pagina facebook pone generosamente una serie di questioni che meritano di essere discusse con metodo, per questo motivo abbiamo “transformato” il suo post e alcuni interventi successivi nella “tavola rotonda” che vi proponiamo. Abbiamo abilitato i commenti e invitiamo tutt* a servirsene.

E QUINDI PROVIAMOCI…

Potremmo anche far finta di niente e restarcene malinconicamente annidati nella nostra stanchezza politica. Siamo un po’ tutti a fine stagione ed è arduo trovare lo slancio per ragionare, discutere, confrontarsi, men che meno spingersi a progettare, a tratteggiare un qualche nostro futuro. Restiamo attoniti e sconcertati a osservare un intorno tanto minaccioso quanto avvilente, spettatori irrilevanti di una deriva sociale che ci spaventa.
Abbiamo subito una dolorosissima sconfitta e non sappiamo “che fare”. E se pure qualcosa sappiamo, nulla facciamo per capire i se, i quando, i come, i perché. Ci si è anche incontrati, qua e là, in assemblee, riunioni, chiacchierate. Qualcuno ha volenterosamente scritto testi e comunicati, più di qualcuno li ha anche letti e diffusi. Ma capire dove andrà a finire l’esperienza che si è aggregata intorno alla lista La Sinistra, resta una domanda inevasa, se non proprio intenzionalmente accantonata.
E allora diciamocelo: non si va avanti perché non si può. Alla luce dei risultati elettorali, quel che la lista aveva composto si sta silenziosamente scomponendo. E per evitare che si scomponga ancor di più, ci si attarda in pudori e reticenze. In attesa di futuri chiarimenti, sebbene chiari fin d’ora. Chiara come quell’implicita dialettica che tutti conoscono ma nessuno dichiara tra frontismo e alternativismo.
Non so se ci si dividerà, ancora e di nuovo, con malintesa gioia o con contrito dolore. Ma so che c’è chi non vuole che accada. Forse è una speranza disperata. Forse è un desiderio vano. Forse è un esito impossibile. Ma di sicuro sarebbe necessario, oltreché utile e in fin dei conti perfino promettente.
C’è la forza militante, la tensione ideale per cercare di tenerci uniti, pur con le nostre non poche differenze? Le sinistre di altre latitudini ci riescono. Sono all’incirca come noi. Si chiamano come noi: Sinistra europea. Cosa c’impedisce allora di fare come loro e di confermare quel che già abbiamo deciso di essere, cioè la componente italiana della Sinistra europea? Potrebbe essere un modo (intelligente) per superare gli steccati che ci dividono e permetterebbe la partecipazione di chi in quegli steccati si sente costretto.
E quindi proviamoci…

Alessandro Tedde

A mio parere c’è un fraintendimento di fondo, una dualità che è tanto un’ambivalenza quanto una contraddizione e che avevo accennato (non in questi termini) nel contributo pubblicato su Transform subito dopo le elezioni: ci sono due perimetri, concentrici, che fanno riferimento a soggetti diversi perché istituzionalmente diversi, ma anche costitutivamente diversi. C’è l’europartito della Sinistra Europea e c’è l’eurogruppo della Sinistra Unitaria Europea: due ambiti diversi ma affini, due funzioni diverse ma complementari, due ricadute nazionali diverse ma non escludenti. Credo che sia necessario ripartire da questa distinzione: che non tutto ciò che ha dimensione elettorale deve trasformarsi in un partito per avere una continuità nel tempo e che un partito è tutto ciò che si fa nel tempo compreso tra un momento elettorale e il successivo. Quando le due forme (partito e gruppo) sono congruenti, cioè sostanzialmente sovrapponibili, abbiamo l’optimum dal punto di vista ideologico, ma questa situazione un “a posteriori” piuttosto che un “a priori” del processo politico. Per farla breve: distinguiamo i percorsi per riuscire a farli comunicare tra di loro, mentre confonderli costituirebbe il modo migliore per giungere alla totale incomunicabilità

Roberto Musacchio

Tedde dice cose interessanti. Noto che la scelta del Partito della Sinistra Europea di favorire le aggregazioni della sinistra alternativa è stata fondamentale per mantenere unita se stessa ed avere ancora il Gue evitando divisioni che avrebbero pregiudicato.

Andrea Allamprese

Mi pare che Sandro Medici faccia un discorso rivolto anche (se non soprattutto) a chi si colloca al di fuori delle attuali organizzazioni di partito (quelli che rischiano di rimanere “figli di un dio minore”, per usare le parole di Tedde). E dice – se capisco bene –  che questa massa diffusa di compagni/e dovrebbero trovare un terreno in cui agire politicamente (avendo un peso) nell’ambito di un progetto condiviso con chi un partito ce l’ha (e se lo tiene stretto comprensibilmente in questa situazione di vuoto). Io vorrei che il Partito della Sinistra Europea (il GUE ha altra funzione) rappresentasse questo terreno condiviso. Ne ho già scritto anche io su Transform. Pura utopia o possiamo agire concretamente in questa direzione? Oggi l’iscrizione individuale al Partito della Sinistra Europea, pur consentita dall’art. 7 dello statuto (dal contenuto compromissorio), diviene una voce irrilevante (qualche volta persino fastidiosa). Vorrei capire di piu’ sulla forma attuale di European Left per non dire cose inesatte, ma forse c’è pure qualcosa da cambiare dentro EL magari con nuove/i leader giovani. C’è un Congresso in vista di EL e credo che dovremmo in autunno onorare l’impegno preso 4 anni fa di convocare un’assemblea con gli iscritti/e italiani a European Left. Scrivero’ magari un pezzo per transform dove sia possibile sviluppare meglio le mie riflessioni (anche se forse non così  importanti).

Alessandro Tedde

Capisco e condivido. Tuttavia, io credo che ci sia almeno un elemento partitico che non acconsentirebbe a sovrapporre “la sinistra” con la EL. Pertanto, terrei buono quel nome e quell’aggregazione come perimetro largo e maggiormente poroso e contemporaneamente lavorerei per la costituzione della sezione italiana della SE, per dare un luogo stabile anche ai figli di un dio minore. Proposte:
1) Precisamente, distinguerei tra ciò che dovrebbe essere stabile (SE italiana) e ciò che dovrebbe essere ricorrente (La Sinistra) e lavorerei per entrambe.
2) A mio parere, potremmo arrivare al congresso europeo facendo un percorso nostro di aderenti individuali che confluisca nel dibattito comune.

 

Visioni antifasciste dal cuore nero d’Europa
Auguri Luciana, ragazza dei due secoli.*

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