Donald Trump sulla moto di easy rider

Easy Trump

di Giancarlo Scotoni

Non so perché ma per le elezioni di mid-term ripenso a Easy Rider, road film girato nel Sud-Ovest degli Stati Uniti. Era il 1969 e è diventato un classico ma i suoi Oscar mi disturbano perché canonizzano con il successo un’America nemica del successo.
Il messaggio di libertà del film mi sembrava di accoglierlo facilmente, anche se con qualche singulto: i due protagonisti si finanziano con i proventi di un trasporto di droga, la comune hippy e il noleggio delle prostitute mi disturbano, anche se per motivi diversi… trovo brutte le motociclette aggeggiate a giraffe con le stelle e strisce decorative… (sì, si tratta di un’operazione culturale, ma insomma…).

Tra il tanto che mi è venuto dagli USA Easy Rider sta in un cassetto a parte e per qualche motivo lo associo ai renitenti alla leva per la guerra in Viet-Nam. Passavano la frontiera con il Canada e comparivano fotografati sugli articoli de l’Unità. Talvolta erano citati per nome e cognome, ma erano giovani qualsiasi “positivamente” anonimi come i personaggi del film, i visi nelle manifestazioni, noi stessi – semplicemente – “compagni e compagne”. Nome e cognome non si chiedevano proprio e le cose si facevano perchè era un piacere farle: viaggiare, riparare in Canada, partecipare alle lotte…
Leggo che Easy Rider nacque improvvisando all’impronta, come un happening, e mi chiedo quanto ci sia di formale nella sua conclusione cioè gli zombie sul furgoncino che abbattono a fucilate i due protagonisti. Forse poteva finire bene. D’altra parte sono tanti i film americani di culto che finiscono malissimo, qualche volta in ossequio alla morale imperante, qualche volta per fare leva su emozioni e sentimenti, o c’è dell’altro?
A me allora sembrava una denuncia. Comunque oggi gli Stati Uniti mi sembrano più incomprensibili che allora. In qualche modo la felicità di un viaggio libero oltre le convenzioni e le obbligazioni della società mi sembra oggi riservata ai pochi trionfanti che traggono il loro piacere dall’esercizio del privilegio, possibilmente acquisito alla ruota della fortuna. Qualcosa che avviene in tutto il mondo e che non è prerogativa americana.

Forse è questo che mi ha fatto balenare l’immagine d’incubo di Donald Trump a cavallo del chopper di Peter Fonda? L’ho visto mentre guida al disastro uno sterminato corteo di furgoncini di zombie con il fucile.

Tra poche ore saprò se le elezioni di mid-term gli hanno o meno bucato una gomma.

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