Elezioni europee ri-costituenti?

di Tommaso Chiti –

IL MANIFESTO CHARTA2020

In una fase – aperta con la crisi economico-finanziaria del 2009 e con le politiche di austerità del 2010 – di forti tensioni all’interno dell’Unione Europea e di messa in discussione dell’UE, in particolare da parte delle destre sovraniste; le sorti del progetto sembrano dipendere particolarmente dall’esito delle prossime elezioni di maggio.
Da parte delle stesse formazioni europeiste è emersa infatti la convinzione di ripensare in qualche modo il processo di integrazione, pur con prospettive differenti, magari approfondendo l’interdipendenza in alcuni settori, oppure estendendo la rilevanza sovranazionale delle istituzioni europee.
Nella direzione di ridefinire lo spazio politico si è mossa di recente anche l’iniziativa del gruppo Agorà che, dopo un primo convegno a Parigi nel maggio 2018, ha di recente pubblicato il manifesto “Charta 2020”, un decalogo di principi fondamentali per l’integrazione europea, partendo dalla centralità dei beni comuni essenziali.
Questo documento è stato condiviso nel mese di febbraio e sottoscritto da diversi accademici e politici, raccogliendo fra gli altri i contributi di Étienne Balibar, Nadia Urbinati, Petar Markovic, Caterina di Fazio, Andrea Costa, Lorenzo Marsili, Elena Pulcini, Nora Räthzel, Daniel Innerarity, Satvinder Juss e Cécile Kyenge. Dopo la presentazione all’Istituto Universitario Europeo di Firenze, alla fine di marzo è stato presentato anche al Parlamento Europeo, per aprire un dibattito pubblico sulla potenziale agenda del prossimo decennio, proprio in vista delle elezioni di maggio.

Già dal preambolo si capisce tutta la rilevanza attribuita ai beni comuni, cioè risorse e servizi la cui fruizione non è esclusiva né presenta rivalità fra utenti, tali da diventare preziosi alla comunità e quindi da tutelare a livello continentale, perché fondamentali per la concreta definizione della stessa cittadinanza europea che, di fronte a nuove minacce destabilizzanti, non può basarsi solo su diritti acquisiti o trattati fra stati democratici.

Con questa premessa il manifesto si articola poi in cinque sezioni, molto interconnesse fra loro e basate su: spazio politico europeo, migrazione, economia, cultura ed ambiente; per una visione d’insieme dal carattere marcatamente solidale e progressista.
La proposta politica è incentrata sull’integrazione sostenibile, mediante istituzioni europee genuinamente transnazionali e democratiche, che tutelino la cittadinanza attiva e la Carta dei Diritti Fondamentali, per attuare così concretamente quei valori di pace e solidarietà inscritti nei trattati.
Simili prospettive sono declinate anche nel capitolo sulle migrazioni, intese come sistema comune di asilo europeo, fortemente improntato alla libertà di movimento e alla cooperazione in termini di salvataggi e solidarietà, in un quadro valoriale condiviso da entrambe le sponde del Mediterraneo.
Fa seguito poi un concetto di cultura focalizzato su tolleranza e pensiero critico, per la valorizzazione delle differenze, la protezione dei dati personali e dell’integrità degli individui, nonché degli elementi innovativi in termini di autodeterminazione derivanti dai movimenti autonomisti e di emancipazione.
Ancora più radicali risultano le proposte in termini economici, incentrate su un pacchetto di misure per i ‘Lavoratori Europei’ con standard minimi su salario e condizioni lavoro, definendo servizi universali di welfare, un’autorità europea di tassazione ed investimenti pubblici per l’ambiente. Proposte peraltro particolarmente in sintonia con l’ultimo paragrafo sulla lotta ai cambiamenti climatici, mediante energie rinnovabili e de-carbonizzazione. Fra i punti proposti anche modelli di efficientamento energetico, così come di protezione della biodiversità, passante anche per la produzione e il consumo responsabili in materia agro-alimentare, nell’ottica di ridurre le diseguaglianze e ristabilire un accesso equo alle risorse, preludio ad un’attenuazione dei flussi migratori dal sud al nord del mondo.

Su ammissione delle stesse personalità che hanno redatto il manifesto, una simile agenda è insidiata allo stato attuale sia dall’élite tecnocratiche ai vertici istituzionali, sia dalle pulsioni etno-nazionaliste di massa in diversi stati membri.
Sebbene su larga parte delle questioni, l’UE abbia già preso accordi ed avviato impegni vincolanti, resta da capire quali compagini politiche si faranno portavoce di queste istanze e fino a che punto riusciranno a raccogliere consenso su alcune, piuttosto che sull’intero quadro.
L’attuale assetto dell’UE, con una preminenza della moneta e del mercato unico – e quindi degli stringenti criteri di convergenza e di rigore fiscale – non sembrano certo conciliare un’inversione di tendenza auspicata nella “Charta2020”, ma forse la politica può ancora giocare un ruolo decisivo.

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