Gran Torino

di Roberto Morea – La Sinistra al tempo del populismo

Siamo ormai alla vigilia di un passaggio elettorale che (forse?) cambierà il quadro politico che ha dominato per questi venti anni lo scenario europeo.

La crisi economica e le risposte di politiche di austerità hanno segnato anche una crisi di credibilità della Unione Europea, da parte di sempre più ampi strati delle popolazioni europee e del sostegno che fin dal suo nascere hanno riposto i grandi interessi internazionali e locali.

Il combinato disposto del mantra neoliberista e la spinta alla emarginazione del ruolo del Pubblico e vantaggio delle privatizzazioni e del mercato, non ha solo impoverito gli strati sociali più bassi e aggredito i diritti e i salari del mondo del lavoro, ma ha anche inciso sulle capacità produttive di vaste aree del continente europeo, aprendo uno scontro anche con parte delle élite nazionali.

I primi sondaggi elettorali europei, mostrano che le forze politiche che hanno in questi anni gestito le politiche europee segnano lo scontento del loro elettorato. L’asse della “Grosse Koalition” importata dall’esperienza tedesca e estesa al parlamento europeo, ha consentito a Centristi del Partito Popolare Europeo e Socialisti Europei, di imporre senza troppa fatica scelte e indirizzi politici. Oggi per la prima volta quest’asse non sembra avere da solo una maggioranza nel prossimo parlamento europeo.

L’adesione delle forze social democratiche al modello neoliberista e in molti casi il ruolo che questi hanno giocato a livello nazionale nell’accompagnare la “modernità”, a scapito della difesa degli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici, ne ha segnato il lento declino che ha portato un sostanziale ridimensionamento come in Francia e in Italia se non in alcuni casi alla scomparsa definitiva, come è successo in Grecia.

Quella che Barroso aveva definito la “rivoluzione silenziosa”, istituzionalizzando regole e dettati del mercato, in piena sintonia con i governi dei vari paesi, ha portato, senza un vero contrasto da parte di una sinistra social democratica e delle forze sindacali a loro legate, ad una rivolta contro ciò che era percepito come una casta politica senza più rapporti con gli interessi materiali delle persone comuni a cui veniva sottratta la sicurezza sociale di un a prospettiva di vita degna e decorosa. Il lavoro che era una condizione di emancipazione e di stabilità oggi è precario e spesso insufficiente a consentire un reddito di sopravvivenza.

La rivolta è evidente nei flussi elettorali che mostrano come man mano il carattere ideologico e valoriale di una appartenenza sembra aver perso ogni presa. È chiaro che questo senso di “voto contro” assume oggi un peso maggiore della proposta politica alternativa. Il richiamo alla guerra santa contro l’invasore, il nemico esterno, i poteri forti, diventa un segnale e una ridefinizione della dimensione sociale.

In questo quadro si sono sviluppate forme e tendenze anche differenti e a volte contrarie di populismo. La chiamata contro le élite fatta in Spagna da Podemos è diversa e di segno opposto a quella del M5S o dalla Lega in Italia. La stessa rivolta dei gilet gialli ha al suo interno contraddizioni e spinte contrapposte. Eppure in tutta Europa il vento del populismo scuote i sistemi politici sia a livello locale che a livello europeo.

Per capire meglio ciò che avviene nelle diverse aree del continente e offrire un luogo di ragionamento su come la Sinistra possa costruire una strategia efficace transform! europe promuove il 9 e 10 marzo prossimi a Torino, un incontro tra intellettuali, attivisti politici e ricercatori. Molti gli ospiti che da tutta Europa raggiungeranno quella che era la capitale operaia del nostro paese, per offrire un racconto e un punto di vista che, ci auguriamo, possa allargare i confini di una discussione politica che spesso anche da noi resta al di qua delle alpi e non riesce a vedere almeno nella dimensione europea il proprio orizzonte.

Menu