I polli di Merkel: i capponi di Renzo

I polli di Merkel

di Paola Boffo – L’ultimo Consiglio Europeo, svoltosi a Bruxelles il 28 e 29 giugno scorsi, ha rispettato quasi alla lettera il motto della presidenza bulgara, appena conclusa: “L’unione fa la forza”. E’ stato raggiunto infatti un testo condiviso, sebbene dopo una lunga discussione, finita a notte fonda, dopo che il portavoce del presidente del Consiglio europeo ha dovuto comunicare la cancellazione della conferenza stampa di Jean-Claude Juncker e Donald Tusk prevista per le 19, visto che un membro si era riservato di prendere posizione sulle conclusioni senza che si fosse raggiunto un accordo su tutti i punti all’ordine del giorno.

Il rischio era che si condividessero conclusioni relative a diversi punti all’ordine del giorno discussi nel pomeriggio (principalmente sicurezza e difesa, occupazione, crescita e competitività, innovazione e digitale) e che la discussione sulla migrazione fosse stralciata, quindi il Presidente del consiglio italiano, Conte, ha minacciato di chiudere il Consiglio senza l’adozione di conclusioni condivise e si è continuato a discutere, raggiungendo alle prime luci del mattino un accordo.

L’accordo raggiunto è stato presentato da Conte come un successo per l’Italia, soprattutto per il riconoscimento dello sforzo sostenuto nel salvataggio e nella prima accoglienza dei migranti dalla rotta del mediterraneo centrale e per l’affermazione della questione migratoria come una sfida per l’Europa, ma questa non resta che una dichiarazione di principio. Le possibili soluzioni proposte, infatti, come l’istituzione di centri di detenzione in diversi Paesi per l’identificazione e la selezione dei migranti, sono basate sulla volontarietà degli Stati, secondo la richiesta del gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia), che possono dirsi soddisfatti di come è andata.

La questione dei “movimenti secondari”, ovvero degli spostamenti irregolari dei migranti dai paesi di prima identificazione ad altri paesi europei, che Visegrad e i cristianosociali in Germania volevano fosse ribadita dal Consiglio, è stata risolta affermando che gli Stati membri dovrebbero “adottare tutte le misure legislative e amministrative interne necessarie per contrastare tali movimenti”, dopo un compromesso fra Merkel e il suo ministro dell’interno Horst Seehofer. Sta di fatto che questo non è bastato a soddisfare il partner di governo, che ha presentato le sue dimissioni, muovendo verso una crisi del governo tedesco, scongiurata, mentre scriviamo, da un compromesso raggiunto fra la cancelliera e il suo ministro che prevede un’applicazione rigidissima del regolamento di Dublino, ovvero delle “zone di transito” vicino ai confini dove verrebbero portati i profughi che sono già registrati in Paesi europei con cui la Germania ha accordi specifici. Angela Merkel ha parlato ieri sera di un “buon compromesso” che, “limita i flussi secondari che minacciano Schengen”, ma è evidente che l’accordo va contro gli interessi italiani. Bisogna poi capire quanto l’intesa sia effettivamente praticabile. E quanto duri ancora l’accordo di governo, anche perché l’ostilità dichiarata della Csu verso la cancelliera e la sua politica migratoria è solo una parte della storia. Contraddicendo Merkel, ad esempio, il ministro degli Interni tedesco e già capo della Csu, afferma che l’Islam «non fa parte della Germania» e il governo guidato dalla Csu in Baviera ha varato una legge che impone di esporre il crocifisso in ogni edificio pubblico. E dopo l’epoca di Merkel si affaccia alla leadership tedesca quel losco figuro di Wolfgang Schäuble.

Dal nostro punto di vista, a Consiglio ancora aperto, Salvini faceva sapere che non si fida degli accordi sottoscritti e nel contempo conferma la chiusura dei porti alle navi delle Ong, sprezzante delle centinaia di annegati di questi giorni.

Dal 1 luglio, inoltre, la presidenza di turno dell’Unione è passata all’Austria, con il giovane premier Kurz, che, pur di tenere il punto nello scontro sui profughi con l’Italia, non ha esitato a mandare l’esercito al Brennero, e si è battuto nel Consiglio per l’esternalizzazione delle frontiere.

In Austria, Baviera, Ungheria, Polonia e ormai in maniera eclatante in Italia, molti politici sono impegnati in una campagna culturale, religiosa e razziale, alla ricerca di voti e potere, che non favoriranno i compromessi indispensabili per arrivare a una soluzione alla crisi migratoria a livello europeo. Il fatto è che la “crisi migratoria” si è tramutata in una grave “crisi politica” dell’Unione Europea.

In barba al motto “l’Unione fa la forza”, dunque, verifichiamo che nell’Unione cresce la forza delle parti, di alcune parti che mettono in discussione la stessa tenuta del disegno europeo, il cui carattere sociale e solidale, peraltro, è già da tempo messo in discussione con le politiche di austerità, il pareggio di bilancio, le riforme strutturali propugnate dai paesi fondatori e dai governi di centrosinistra.

E nell’Unione dei ministri dell’interno mancano pochi mesi alle elezioni del Parlamento europeo, che per Salvini sono un “referendum tra l’Europa delle élite, delle banche, della finanza e l’Europa dei popoli”, nell’auspicio che “a Bruxelles salti l’inciucio democristiano-socialista e che il primo partito diventi quello sovranista: la Lega delle Leghe”, nella quale si accomoderebbero volentieri Orban, il fenomeno Kurz e compagnia cantando.

I contenuti dell’accordo raggiunto dal Consiglio Europeo

Sul punto più importante all’ordine del giorno, le migrazioni, il Consiglio europeo ha ribadito la necessità di un approccio globale alla migrazione con un controllo più efficace delle frontiere esterne dell’UE.

I leader hanno convenuto che si tratta di una sfida per l’Europa tutta, e non soltanto per i paesi più esposti a flussi in entrata, come l’Italia. Per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo centrale, i leader UE hanno convenuto di intensificare gli sforzi per porre fine alle attività dei trafficanti dalla Libia o da altri paesi, continuare a sostenere l’Italia e gli altri paesi UE in prima linea, rafforzare il sostegno a favore della regione del Sahel, della guardia costiera libica, delle comunità costiere e meridionali, e per condizioni di accoglienza umane e rimpatri umanitari volontari, potenziare la cooperazione con altri paesi di origine e transito e aumentare i reinsediamenti volontari.

Si è sottolineata la necessità di un nuovo approccio allo sbarco di chi viene salvato in operazioni di ricerca e soccorso, basato su azioni condivise o complementari tra gli Stati membri. A questo proposito si promuove lo sviluppo del concetto di “piattaforme di sbarco regionali”, in cooperazione con l’UNHCR e l’OIM, per effettuare in modo rapido e sicuro la selezione tra migranti economici e richiedenti asilo.

Si è convenuto sull’opportunità di istituire centri sorvegliati (ovvero centri di detenzione) in cui trasferire coloro che vengono salvati e presi in carico sulla base di uno sforzo condiviso. Tali centri, da istituire negli Stati membri unicamente su base volontaria, consentirebbero un trattamento rapido e sicuro per distinguere i migranti irregolari, che sarebbero rimpatriati, dalle persone bisognose di protezione internazionale, cui si applicherebbe il principio di solidarietà. Tutte le misure nel contesto di questi centri sorvegliati, ricollocazione e reinsediamento compresi, saranno attuate su base volontaria. Peraltro si ritiene necessario trovare un consenso sul regolamento Dublino per riformarlo sulla base di un equilibrio tra responsabilità e solidarietà, tenendo conto delle persone sbarcate a seguito di operazioni di ricerca e soccorso.

Nel contesto del prossimo quadro finanziario pluriennale, per il periodo 2021-2027, il Consiglio europeo sottolinea la necessità di disporre di strumenti flessibili, ad esborso rapido, per combattere la migrazione illegale. I fondi destinati a sicurezza interna, gestione integrata delle frontiere, asilo e migrazione dovrebbero pertanto includere specifiche componenti significative per la gestione della migrazione esterna.

Per continuare a tenere sotto controllo la rotta del Mediterraneo orientale, ovvero i flussi dalla Turchia alla Grecia Il Consiglio europeo ha trovato un accordo per l’erogazione della seconda quota dello strumento per i rifugiati in Turchia. Si è trovato anche un accordo per il trasferimento al Fondo fiduciario dell’UE per l’Africa di 500 milioni di euro.

Appare molto ambizioso, e molto generico, nonché alquanto singolare dopo due secoli di colonizzazione e di sfruttamento delle risorse africane da parte dei paesi europei, l’intento del Consiglio di stabilire un partenariato con l’Africa, per affrontare alla radice il problema della migrazione attraverso “una trasformazione socioeconomica sostanziale del continente africano sulla base dei principi e degli obiettivi definiti dai paesi africani nella loro Agenda 2063”. A questo fine ci si propone di mettere a disposizione maggiori finanziamenti allo sviluppo ma anche misure intese a creare un nuovo quadro che consenta di accrescere sostanzialmente gli investimenti privati degli africani e degli europei, con particolare attenzione all’istruzione, alla salute, alle infrastrutture, all’innovazione, al buon governo e all’emancipazione femminile. Il Consiglio europeo richiede inoltre di sviluppare la cooperazione tra l’Unione europea e l’Unione africana.

Il Consiglio ha ribadito la necessità di assicurare il controllo efficace delle frontiere esterne dell’UE e di intensificare l’effettivo rimpatrio dei migranti irregolari. Per quanto riguarda la situazione interna all’Unione si afferma che gli Stati membri dovrebbero prendere tutte le misure necessarie per prevenire movimenti secondari dei richiedenti asilo e dovrebbero cooperare tra loro a tal fine.

Infine i leader UE hanno esaminato la riforma delle norme dell’UE in materia di asilo, invitando la presidenza austriaca a portare avanti i lavori per quanto riguarda il regolamento di Dublino e la proposta sulle procedure di asilo.

Venerdì 29 giugno il Consiglio europeo ha discusso di Brexit (nel formato a 27) e successivamentesi è riunito per il Vertice euro nel formato inclusivo di 27 Stati membri, nel quale è stata adottata una prima serie di decisioni sulla riforma dell’Unione Economica e Monetaria, compreso il futuro ruolo del Meccanismo Europeo di Stabilità, che dovrebbe essere trasformato in un Fondo Monetario Europeo e il completamento dell’unione bancaria.

Riunione del Consiglio europeo (28 giugno 2018) – Conclusioni

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