La fine e l’inizio

di Roberto Morea – Quando più di un anno fa abbiamo cominciato ad interrogarci e ad interrogare attivisti e intellettuali su questo passaggio lungo che hanno rappresentato gli ultimi trent’anni, avevamo in mente di cercare le ragioni profonde, i movimenti sotterranei e quelli di superfice che hanno determinato le condizioni dell’oggi.

Sicuramente il punto di partenza o di svolta di questa storia è segnato dalla caduta del muro che in questi giorni celebra il suo anniversario. Un anniversario che raffigura il punto di inizio di quella che noi abbiamo definito la “guerra dei trent’anni”. 

Quel muro che cadeva ha rappresentato, nel bene o nel male, la fine di uno status quo e l’inizio di un mondo di possibilità. La fine di una Europa divisa in due, la fine dell’equilibrio del terrore basato su le opposte capacità militari, la fine di una contrapposizione che liberava l’est e l’ovest da una cappa e che offriva la possibilità di dialogo tra presone e sistemi sociali diversi. Si poteva pensare che quella pace conseguita aprisse la strada ad una cooperazione tra i diversi stati per armonizzare economie e condizioni di vita, si poteva dare concretezza a quel disegno di pace senza missili invocato e auspicato da Willy Brandt e Olaf Pame oltre che da quel poderoso movimento per la pace che anche qui da noi scendeva in piazza per chiedere disarmo e giustizia sociale in una Europa che andava dagli Urali all’Oceano Atlantico.

Ma quel muro caduto, a vederlo oggi, cosa è stato? Forse la fine e contemporaneamente l’inizio di un male. L’inizio di una nuova fase del capitalismo globale che in quegli anni cominciava a spiccare il volo, sulle ali della trasformazione tecnologica e cybernetica. Lo sfondamento del muro del suono del mercato finanziario e della capacità di produrre ricchezza senza che questa ricada sulle persone, sui territori e addirittura benefici gli Stati stessi.

Certo tutto questo e insieme tanto altro ancora per le condizioni di lavoro di vita, per le donne, per il pianeta. Ma come è stato possibile? Cosa non ha funzionato per farci precipitare fin qui? Quali sono stati gli errori della Sinistra e soprattutto quali le proposte in campo per ricostruire una soggettività politica all’altezza della sfida?

In questi mesi ne abbiamo parlato e certo non finiremo con questo numero di continuare a camminare domandando, ma certo ci è utile usare questa scadenza per fare un punto. 

Ci sono state scelte che ci hanno fatto e quelle scelte hanno segnato percorsi e cammini, ma resta aperta davanti a noi la strada ancora da fare. Per noi e per chi quel muro non l’ha mai visto e conosciuto. Quei tanti e quelle tante che si trovano a vivere una condizione di lavoro e di vita senza sicurezze e senza una idea di futuro per sé e per il pianeta stesso. È anche a quelle giovani generazioni, che chiedono un impegno dei governanti nel rispondere all’emergenza climatica e all’ingiustizia sociale, che vorremmo offrire questo numero e questa linea di ricerca. 

In questo senso è l’impegno di transform! italia di offrire un luogo di discussione e insieme di stimolare un dibattito che affronti i nodi di fondo e affondi l’analisi nelle profondità dei processi economici e sociali, con la capacità di alzare lo guardo oltre i confini nazionali. Ci auguriamo di incontrare l’interesse e una sempre maggior consapevolezza della necessità di costruire una proposta alternativa a livello europeo e italiano. Una alternativa alla dominazione culturale e politica che oggi vede unite nelle scelte fondamentali democratici-liberali e destre nazionaliste.

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