di Roberto  Musacchio – È segno dei tempi, bui, che si discuta di quanto a lungo si possa convivere con uno spread alto prima che arrivi il collasso economico e non di quanto si possa pensare di stare in una crisi politica e sociale prolungata prima che tutto salti per aria.

Bene fa Rossana Rossanda a citare in questa sua ripresa di interventi preziosi il romanzo storico che Antonio Scurati ha da poco realizzato su Mussolini. Nel libro si mischiano chiaramente due elementi. Da un lato la dissoluzione di un vecchio sistema politico e i percorsi dei suoi interpreti per restare a galla e dall’altro l’emergere, o meglio il riemergere, di Mussolini, già socialista ed ora edificatore del movimento fascista prima e dello Stato fascista poi.

Stiamo parlando naturalmente di un’epoca in cui le realtà strutturali erano meno potenti di oggi dati i tempi e le minori disponibilità tecnologiche stesse. Non a caso si sostiene che il capitalismo presente ora più che mai “viva” della sua capacità di alimentarsi dalle e delle crisi che esso stesso produce esercitando la governance o l’imperio.

Epperò Proteo, il Capitalismo multiforme, continua a nutrirsi di lacrime e sangue e ad avvalersi delle “Maschere della Storia”. Mussolini fu una maschera “straordinaria” e orribilmente tragica. Ma di Maschere che usano financo la fisiognomica per influire sul corso delle cose i tempi tornano ad essere abitati.

E così all’aplomb con cui un Draghi vaticina la punizione dello spread si alternano i me ne frego di uno scamiciato Salvini.

Probabilmente è vero che pure tra corsi e ricorsi la Storia non si ripete uguale a se stessa. Ed è bene che essa non sia scienza, come neanche l’economia, ma più marxianamente frutto della lotta di classe. Per quanto il capitalismo abbia teso a concludere con se stesso la Storia poi il suo ricorrere alle Maschere ci dice che aveva ragione Marx anche se il Capitalismo sta vincendo precipitandoci nella barbarie.

Che poi oggi è un poco come nei film apocalittici dove si mischiano futuro e passato, ipertecnologico e macchinismo, Matrix e Mad Max, appunto Draghi e Trump.

Sta di fatto che la stagione della destrutturazione politica continua. Ormai anche la Germania motore immobile ne è attraversata con Merkel la Mutti che saluta tristemente e vacuamente l’aula di Strasburgo. L’onda della Brexit spazza ciò che fu il Regno Unito. In Svezia non si trova governo. Nessuno dei governi appare solido.

Soprattutto riemergono demoni che questa Europa ben conosce. L’odio è la maschera più indossata al ballo dei nuovi potenti ma rischia di replicarsi nel triste carnevale dei poveri.

Speranze arrivano, flebili, da Grecia, Portogallo, Spagna dove più vivo e recente è il ricordo delle dittature.

Che fare? Domanda storica che si lega al “Prima che sia troppo tardi”.

Dice la saggezza popolare che in certi momenti bisogna “ricominciare daccapo”. Questa UE non assomiglia in niente all’Europa di Spinelli e neanche a quella dei 20 anni gloriosi.

Spinelli parlava di Costituzione e non di Trattati. Di elementi di socialismo e non di mercati. Costituzione europea, dei e per cittadini e cittadine d’Europa. Elementi di socialismo per l’Europa e per il Mondo perché Marx pensava ad una nuova umanità e non al Socialismo delle Nazioni.

Dal recente forum di Bilbao promosso da sinistre ed ecologisti vengono tra le altre due buone idee per un ricominciare daccapo.

Quella che l’accoglienza dei migranti sia una necessaria opera di risarcimento sociale di fronte alle predazioni economiche, umane e ambientali antiche e presenti e dunque un momento della lotta generale per la giustizia e per mettere insieme, e non dividere, chi giustizia chiede.

La seconda è che occorre una riappropriazione democratica delle scelte economiche. Una sorta di Cop, come le conferenze che fa l’Onu per applicare Kyoto, cui partecipino parlamenti europeo e nazionali e società civile. È assurdo ciò che accade oggi e cioè che si avvia la discussione sul bilancio UE, le prospettive finanziarie, per il 2021/27 e lo si fa con un bilancio che formalmente è l’1% dei bilanci quando poi in realtà si interviene senza democrazia e male sul 100%. Le scelte economiche e sociali devono cambiare radicalmente ed essere fatte con e in democrazia.

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