La “via italiana” di Potere al Popolo

di Roberto Musacchio

Quasi un coupe de theatre quello con cui sulla scena politica tormentata della sinistra italiana irrompe la proposta di Je so pazzo. La scena e’, appunto, tormentata con l’ultimo atto che era appena andato in onda sotto il titolo del Brancaccio, il nome del teatro romano che per alcuni mesi ha rappresentato la speranza di realizzare una sola lista di sinistra e alternativa. Infranto il sogno del Brancaccio la scena viene presa da un altro Teatro di Roma, l’Ambra Jovinelli, dove si concretizza la nuova proposta e cioè la lista di Potere al popolo. Intanto sono nati i liberi e uguali di Grasso con la confluenza di tre soggetti: l’Mdp, Sinistra Italiana e Possibile.

Questi eventi dicono che in Italia avvengono cose che da un lato hanno attinenza a ciò che succede in tutto il resto d’Europa ma per altri versi si discostano.

Partiamo dalle attinenze. È ormai evidente che i sistemi politici di tutta Europa sono in fibrillazione, quando non in piena destrutturazione. Financo la Germania conosce una instabilità. In Francia i principali partiti sono saltati per aria. In Gran Bretagna c’è stata la Brexit. In Spagna la vicenda catalana. E cosi’ via. In realtà in Italia la destrutturazione e’ ancora più antica e ci ha consegnato una transizione infinita in quella che si è chiamata seconda Repubblica.

La diversità, e il tormento, sta nel non realizzarsi in Italia di una Sinistra dichiaratamente alternativa che c’è ormai quasi ovunque in Europa. Qui il processo stenta. Non trova ne’ unità ne’ linearità. Il “fallimento” del Brancaccio ne è una ulteriore dimostrazione.

Nello sconcerto lasciato da questo fallimento, avviene il coupe de theatre di quello che si definisce non un centro sociale ma un soggetto politico, e cioè il collettivo di Je so pazzo, in un mese va ad occupare uno spazio in un modo imprevisto e con una sua forza. Il 18 di novembre, data lasciata “libera” dalla sconvocazione del Brancaccio, fa il suo esordio al Teatro Italia con il lancio di un video che “accetta la sfida” e buca le oltre 100 mila visioni. Il Teatro si riempie. Soggetti politici che avevano lavorato nel Brancaccio, come il Prc, ma anche singoli di quel percorso si ritrovano con altri che invece al Brancaccio non avevano creduto.

Dal Teatro Italia si dipana ancora una volta una ‘tournée” di assemblee che crescono e si moltiplicano e riconfluiscono nell’appuntamento dell’Ambra Jovinelli che rappresenta sostanzialmente il lancio della lista Potere al popolo. La sfida è accettata. Ma quale sfida? E chi è che l’ha accettata. Come in tutti i coupe de theatre alla sorpresa segue il dispiegarsi e la comprensione dell’evento. Per altro il finale è tutto ancora da scoprire.

Ne parlo da spettatore partecipante, come era per il teatro d’avanguardia ad esempio della Comune di Baires. Uso così un riferimento sessantottino e non a caso. Ci sono aspetti della cultura messa in campo nel lanciare la sfida che me lo richiamano. La citazione di Fortini, “Dove sta il no faremo il si” evocata nell’intervento introduttivo al Teatro Italia. E quella di Fanon nella conclusione all’Ambra Jovinelli. Ma poi la volontà di riprendersi la politica tornando alla critica radicale del sistema sociale capitalistico e alla rappresentanza di classe antagonista. Coniugati con la attualità del mutualismo e del richiamo al “popolo” che può riecheggiare esperienze e riflessioni attuali.

“Sono leninisti”, si dice del collettivo di Je so pazzo. Forse semplificando ma dando il senso di un ritorno alla discussione sui “fondamentali” che si accompagna per altro con una grande “modernità”. E una forza vitale, sia intellettuale che “militante”, che ha fatto scattare in me una “connessione sentimentale”.

Si rischia il “minoritarismo”? L'”allestimento” può mostrare asincronie e stonature, un patchwork di elementi? Rischi reali. Per me da correre a fronte del vicolo cieco in cui sta una ricostruzione politicista della sinistra italiana. Ci sono punti di diversità ad esempio sull’Europa tra le soggettività che si ritrovano nella impresa. Ma se c’è una convergenza sulla libera circolazione dei migranti come era nella grande manifestazione di fight for the right per me si può e si deve discutere stando insieme.

Certo la costituzione di una nuova soggettività politica, ma anche una campagna elettorale efficace, chiedono che si cerchi sia di affinare sia di dare forza ad un messaggio. Tanto più perché dopo le elezioni nazionali ci saranno quelle europee con il tema di costruire una convergenza di forze su quella dimensione.

Ma l’assemblea dell’Ambra ha trasmesso una energia che non era casuale. Veniva dal riconnettersi con “la ragione antica” quella della “Rivoluzione” e del “comunismo”. Parole quasi impronunciabili oggi, per “decenza” che viene dai propri limiti e dalle proprie sconfitte. Ma anche per paura. E se allora la decenza e’ bene averla, soprattutto per chi come me ha cumulato errori, della paura invece dobbiamo liberarci.

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