Raffaella Bolini –  Solo sei mesi per organizzarlo, invece del solito anno e più. Quest’anno l’Arci, insieme a Caritas, Cgil, Acli – e le altre associazioni e reti che collaborano a Sabir il “Festival diffuso delle culture mediterranee”, ha scelto di correre . Ma l’obiettivo è stato raggiunto: Sabir si terrà nell’ultimo fine settimana prima delle elezioni europee, nel pieno della campagna elettorale.

E’ un modo per offrire, in un momento cruciale, un amplificatore alle voci dei tanti attori sociali che, in Italia e in Europa e nel Mediterraneo, con il loro lavoro dimostrano ogni giorno l’esistenza di una alternativa praticabile alla tragica realtà in cui viviamo, fra un continente pieno di fili spinati e un mare pieno di morti affogati.

Dopo le quattro edizioni siciliane di Lampedusa, Pozzallo, Siracusa e Palermo, il Festival Sabir si terrà dal 16 al 19 maggio nel centro storico di Lecce, nella Magna Grecia affacciata sui Balcani. Un altro dei punti chiave del Mediterraneo, e del Mezzogiorno di Europa.

Come sempre, per tre giorni sarà un susseguirsi di laboratori, corsi di formazione, eventi musicali, teatro, cinema, dibattiti internazionali con centinaia di ospiti di paesi europei, mediterranei e africani, di esperti, docenti, artisti, personalità della cultura e del sociale oltre che attivisti, cittadini, studenti e persone interessante – come sempre la partecipazione è libera.

Quest’anno si aggiungono al programma una serie di “lezioni mediterranee”, organizzate in collaborazione con l’Università di Lecce Unisalento, aperte agli studenti e ai partecipanti di Sabir. Storia e identità mediterranea, il mare, le frontiere, il lavoro, il viaggio, il fallimento delle politiche euromediterranee sono i temi che verranno affrontati nelle da docenti italiani e internazionali.

E, per la prima volta, Sabir ospiterà il Mercato del Mediterraneo, organizzato dall’Arci insieme a Slow Food. Contadini e marinai, produttori di terra e di mare dei paesi del Mediterraneo daranno vita a una mostra espositiva di olio, grano, pesce, altri alimenti e prodotti condivisi della nostra cultura meticcia.

Anche le reti internazionali coinvolte nell’organizzazione del Festival quest’anno aumentano: oltre a Solidar, Migreurop, Euromedrights, il Forum Civico Europeo quest’anno si sono aggiunti il Transnational Institute, Attac Francia, Attac Europa e il progetto Majalat. Transform! europe ci sarà, come sempre, in questa edizione anche con il suo coordinatore europeo Walter Baier.

A Lecce, nei giorni di Sabir, ci sarà la possibilità di incontrare le risorse democratiche sulle quali fondare il progetto di un altro Mediterraneo, le alleanze e le solidarietà attive che ad esso sono necessarie – recuperando la dimensione di una comunità di intenti orientata allo stesso bene, mentre in Italia e in Europa il valore della frontiera diventa sempre più forte e tenta di strapparci a forza dalla identità ibrida e meticcia di cui è fatto il nostro DNA, la nostra storia, il nostro percorso civilizzatorio.

Ci saranno gli attivisti dei diritti umani della Libia in guerra. Sarà presente la eroica società civile democratica egiziana che resiste mentre Al-Sisi proprio in questi giorni stravolge la Costituzione trasformando il paese in un vero e proprio regime. Parteciperanno gli algerini, ancora in piazza per imporre che la transizione conquistata con l’uscita di scena di Bouteflika vada verso la democrazia. E i turchi anti-Erdogan, i militanti democratici del Niger, i tunisini che difendono con unghie e denti la fragile democrazia conquistata con la rivoluzione.

La sponda sud del Mediterraneo si incontrerà con l’Europa della doppia resistenza in lotta contro l’ondata della destra estrema e razzista e anche contro il dominio neoliberista, produttore dell’ineguaglianza e della frustrazione sociale di cui si nutrono i movimenti reazionari – in un circolo vizioso che bisogna spezzare. Una resistenza che ormai è anche lotta per la stessa sopravvivenza della società civile democratica e indipendente: lo spazio civico è sempre più sotto attacco, la criminalizzazione della solidarietà viene sancita per legge e nutrita da campagne diffamatorie quasi ovunque, la libertà di associazione e manifestazione limitata in molti paesi.

Numerosi saranno i rappresentanti dei movimenti dell’Europa balcanica e centro-orientale che, nelle situazioni più difficili, in molti paesi riescono a costruire grandi resistenze e addirittura a vincere -persino le elezioni presidenziali, come è successo recentemente in Slovacchia con l’elezione a capo dello stato della militante ecologista e democratica Suzana Caputova.

Tanta parte dell’Est non è mediterraneo. Eppure, la questione anche per loro è la stessa: se l’Europa continua a tendere alla omologazione intorno a un centro forte, il resto del continente sarà condannato a rimanere periferia, e  frontiera. Solo un progetto nuovo, una Europa multicentrica e pluriculturale, può offrire una prospettiva di sviluppo a tutto il continente, valorizzando le identità, le specificità, le diversità di ciascuno. Non è solo ai migranti che serve una Europa meticcia: l’Europa è di per sé un mosaico di storie e culture diverse, solo la loro valorizzazione in piena e pari dignità può salvarla, togliendo spazio e fiato ai nazionalismi regressivi e alle identità escludenti.

Sabir ne è una dimostrazione. Al centro del Festival, come sempre, ci saranno i migranti, le migrazioni, le violazioni di cui sono oggetto, le politiche europee e italiane, i respingimenti, l’esternalizzazione delle frontiere, la guerra chi salva le vite in mare, la distruzione della buona accoglienza. Ci sarà Mediterranea, la nostra nave simbolo della obbedienza ai diritti e della disobbedienza necessaria agli ordini ingiusti. Ma intorno alle migrazioni ormai ruota tutta la politica e la cifra culturale di questa epoca piena di pericoli.

E Lecce sarà quindi una opportunità per discutere insieme come riuscire a ricostruire la fiducia nella democrazia e nei valori universali che una parte così grande della popolazione europea, e non solo, ha perduto. Come possiamo non limitarci solo alla pur necessaria testimonianza, costruendo una proposta culturale, sociale e politica credibile, capace di recuperare quella parte di popolo nostro che ha ceduto alle voci delle sirene reazionarie.

Vi aspettiamo a Sabir, dal 16 al 19 maggio.

Programma e informazioni: www.sabirfestival.it

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