Dal cuore di Marrakech al gelo di Visegrad

di Stefano Galieni – Il no assoluto di personalità “autorevoli” come Trump, Bolsonaro, Orban (con tutto il gruppo di Visegrad), Bulgaria, Polonia e, last but not least Salvini, che ha sospeso la decisione in attesa di un pronunciamento parlamentare, al Global Compact for Migration, ratificato nei giorni scorsi durante la Conferenza di Marrakech, dovrebbe far ben riflettere per definire l’impianto ideologico dell’Internazionale Nera oggi in posizioni di dominio nel pianeta. Il documento è di fatto, come inevitabilmente capita in sedi come le Nazioni Unite, dove diversi sono gli interessi e gli approcci su cui trovare una mediazione è frutto di un compromesso. Inizia con una serie di lodevoli dichiarazioni di intenti: proteggere la sicurezza, la dignità, i diritti umani e le libertà fondamentali di tutti i migranti, indipendentemente dal loro status migratorio e in ogni momento; sostenere i paesi che salvano, ricevono e ospitano un gran numero di rifugiati e migranti; integrare i migranti – affrontando i loro bisogni e le loro capacità, nonché quelli delle comunità ospitanti – nel quadro e nella pianificazione dell’assistenza umanitaria e dello sviluppo; combattere la xenofobia, il razzismo e la discriminazione nei confronti di tutti i migranti; sviluppare, attraverso un processo guidato dallo stato, principi non vincolanti e linee guida volontarie sul trattamento dei migranti in situazioni vulnerabili; e     rafforzare la governance globale della migrazione, anche portando l’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) nell’ambito delle Nazioni Unite attraverso lo sviluppo di un Global Compact per la migrazione sicura, ordinata e regolare. Si tratta insomma di un atto giuridicamente non vincolante, che cerca di implementare la cooperazione internazionale fra gli attori rilevanti su tali questioni e che, rispettando la sovranità degli Stati non elude il fatto che i singoli paesi non possono affrontare tali tematiche da soli. Restano fondamentali le Convenzioni ratificate negli anni come normativa vigente. Si compone di 23 obiettivi: 1. Raccogliere e utilizzare dati accurati e disaggregati come base per le politiche basate su elementi concreti; 2. Ridurre al minimo i fattori negativi e i fattori strutturali che costringono le persone a lasciare il loro paese d’origine; 3. Fornire informazioni accurate e tempestive in tutte le fasi della migrazione; 4. garantire che tutti i migranti abbiano la prova dell’identità legale e documentazione adeguata; 5. Migliorare la disponibilità e la flessibilità dei percorsi per la migrazione regolare; 6. Agevolare il reclutamento equo ed etico e salvaguardare le condizioni che garantiscono un lavoro dignitoso; 7. Affrontare e ridurre le vulnerabilità nella migrazione; 8. Salvare vite umane e organizzare sforzi internazionali coordinati per i migranti dispersi; 9. Rafforzare la risposta transnazionale al traffico di migranti; 10. Prevenire, combattere e sradicare la tratta di esseri umani nel contesto della migrazione internazionale; 11. Gestire i confini in modo integrato, sicuro e coordinato; 12. Rafforzare la certezza e la sistematicità delle procedure di migrazione per gestire in maniera appropriata screening, valutazione e rinvio; 13. Utilizzare la detenzione solo come misura di ultima istanza e lavorare per individuare alternative; 14. Migliorare la protezione consolare, l’assistenza e la cooperazione nel ciclo migratorio; 15. Garantire l’accesso ai servizi di base per i migranti; 16. Responsabilizzare i migranti e le società affinché si realizzino la piena inclusione e la coesione sociale; 17. Eliminare tutte le forme di discriminazione e promuovere un discorso pubblico basato su elementi concreti per modellare la percezione della migrazione; 18. Investire nello sviluppo delle competenze e facilitare il riconoscimento reciproco delle competenze e delle qualifiche; 19. Creare condizioni affinché i migranti contribuiscano pienamente allo sviluppo sostenibile in tutti i paesi; 20. Promuovere il trasferimento più rapido, più sicuro ed economico delle rimesse e favorire l’inclusione finanziaria dei migranti; 21. Cooperare per agevolare il ritorno sicuro e dignitoso e la riammissione, nonché la reintegrazione sostenibile; 22. Stabilire meccanismi per la sostenibilità dei diritti di sicurezza sociale e dei benefici ottenuti; 23. Rafforzare la cooperazione internazionale e la partnership globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare. Provando a smontare le critiche che vengono mosse a questo testo, “da destra”, diventa facile farne “da sinistra”. I refrattari alla ratifica dicono che il testo mette sullo stesso piano migranti economici, profughi e rifugiati. Non è semplicemente vero. Alla fine del punto 3 del Preambolo, si afferma che «migranti e rifugiati possono affrontare diverse sfide comuni e vulnerabilità simili», ma al punto 4 le due posizioni vengono nettamente distinte. Si legge infatti: «Rifugiati e migranti hanno diritto agli stessi diritti umani universali e libertà fondamentali tuttavia migranti e rifugiati sono gruppi distinti, regolati da sistemi legali differenti. Solo i rifugiati hanno diritto a una specifica protezione internazionale definita dalle norme internazionali sui rifugiati». Una mediazione che di fatto ribadisce la differenza, tutta dei paesi di immigrazione, fra chi emigra per ragioni economiche e chi per conflitti in atto e che rischia di essere facilmente applicata in maniera restrittiva soprattutto da alcuni governi. E a chi teme che tale documento sia foriero di “invasioni” vale la pena di ricordare che in nessun punto viene messa a rischio la sovranità degli Stati, si tratta anzi di una cornice da utilizzare, se lo si rende opportuno, per stringere accordi bilaterali o multilaterali in materia di migrazione, elaborare piani di intervento comune, svolgere un ruolo non solo emergenziale ma di prospettiva, determinare condizioni per cui le persone non siano costrette a migrare e combattere il ruolo dei trafficanti. Dichiarazioni di buona volontà che non vanno minimamente ad incidere sulle cause profonde, dalle politiche neocolonialiste alla mancata equa ripartizione delle risorse, che non intaccano il ruolo delle multinazionali, dei grandi potentati, che non affrontano il fallimento, questo si globale, del modello di sviluppo. Alcune richieste, come quella di limitare la “detenzione amministrativa” per chi viola i confini, fanno parte di gran parte degli ordinamenti europei, compreso quello italiano, Lo si è ignorato, lo si continuerà ad ignorare, non avendo, come si diceva all’inizio questa firma, alcun effetto vincolante. L’Italia ha invece, all’Assemblea Generale dell’ONU votato a favore per il Global Compact for Refugee, specifico sui rifugiati, lasciando un po’ di stucco il mondo diplomatico. USA e Ungheria sono stati gli unici ad esprimere voto contrario anche verso i rifugiati. Una riflessione sorge spontanea e riguarda chi guarda con diffidenza a questi accordi internazionali perché rischiano di trasformare l’emigrazione in un “diritto liberale”. Ma se ad opporsi a tali moderati propositi sono soprattutto gli stati in cui governano le destre estreme in cui autoritarismo, finto sovranismo e neoliberismo selvaggio proliferano, non è che per caso, anche accordi sostanzialmente poco incisivi come quelli di cui si è scritto, siano considerati un danno per il capitale?

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