Messaggio ricevuto

di Daniela Sansone –

“Abbiamo recepito il messaggio”.

Questo è, in poche e laconiche parole, il nucleo forte del discorso di Alexis Tsipras al Comitato Centrale che è stato convocato subito, il giorno dopo il risultato inaspettato del 26 maggio che ha lasciato interdetto il partito. La sconfitta è stata pesante, rispetto alle previsioni dei giorni precedenti che davano il distacco con Nuova Democrazia del 2% o massimo del 3% . Il partito di centro destra vince le elezioni europee con il 33,2 % di voti, ottenendo 7 seggi in parlamento europeo. Syriza, invece, ottiene il 23,8 % e 6 seggi. Se si confrontano le precedenti elezioni europee del 2014, Syriza ha perso solo 3 punti percentuali mentre Nuova Democrazia ne ha ripresi 11. Per questo motivo, considerato l’elevato divario che sussiste tra i due partiti, Alexis Tsipras ha deciso di giocarsi la carta delle elezioni anticipate. Ad Atene, messe da parte le elezioni europee, si guarda già al prossimo appuntamento elettorale che dovrebbe essere per la fine di giugno o più probabilmente la prima domenica di luglio, data la coincidenza con gli esami di ammissione all’università, le Panelladikes, che dovrebbero terminare alla fine del prossimo mese. Sebbene la legislatura in Grecia termini ad Ottobre, Tsipras non vuole che il suo avversario possa accusarlo di mantenere una poltrona, o peggio ancora, di governare senza presunta legittimazione popolare.

Nell’osservare questi numeri, l’interrogativo che ci si pone è solo uno: perché un popolo che ha sofferto più di ogni altro l’austerità di Bruxelles, torna a premiare un partito che ha somministrato questa cura ammazzando un popolo?  Forse la firma sul memorandum aveva determinato un profondo cambio di rotta della politica del governo. Misure di austerità che il governo è stato tenuto ad attuare ma che, a differenza delle precedenti, non hanno gravato nuovamente sui cittadini più poveri, dal momento che questi sacrifici sono stati sopportati anche da chi in passato ne era stato esentato. O la scelta coraggiosa di Tsipras di chiudere una controversia ventennale con Skopije sulla questione della Macedonia, con la firma dell’accordo di Prespe, consapevole dell’enorme svantaggio che ne sarebbe derivato per lui stesso. Come tutti i paesi, anche la Grecia ha le sue contraddizioni. Questo risultato è la sua plastica rappresentazione. Ma a volte, parafrasando Gramsci, quando si conquista il governo, si rischia di perdere la società. Tra tutte le esperienze di governo, quella greca nasce soprattutto nella società. Ed è nella cultura della sinistra, stabilire un legame speciale e privilegiato con il popolo. Se ne sentono i bisogni, si ascoltano i problemi, si cercando di tradurre in proposte politiche le istanze di chi vive la vita nel suo quotidiano. E Syriza, durante la crisi, ha rappresentato un punto fermo per la società civile greca e per i giovani che hanno visto in Tsipras un politico del quale ci si può fidare. Ma anche un governante responsabile e coraggioso.

Ora la scelta che si apre in vista delle prossime politiche è molto chiara. Scegliere una politica per i molti o scegliere un partito che governa solo per la classe dei privilegiati. Syriza ha già annunciato, nei giorni precedenti alle elezioni politiche, il suo piano di sostegno e di sollievo per la grande maggioranza sociale. Un piano che è già partito nello scorso agosto con la reintroduzione della contrattazione collettiva e con l’introduzione della giusta causa nel licenziamento individuale di  un lavoratore, che può essere solo posto per cause collegabili a fattori soggettivi od oggettivi. E che sta proseguendo grazie anche ad una gestione accurata e  consapevole delle risultanze del bilancio dello stato: tutto quello che era disponibile è stato utilizzato per benefici da elargire al popolo greco.

A partire dai 5,5 miliardi di euro depositati in un fondo di garanzia per i creditori, come assicurazione che la Grecia raggiungerà gli obiettivi fiscali prefissati fino al 2022. L’accordo sottoscritto coi creditori nel luglio del 2015, prevedeva di portare il deficit primario sul Pil a un attivo del 3,5%. L’avanzo di bilancio del 2018, di 1.2 miliardi di euro, rispetto alle previsioni delle istituzioni creditrici. È stato presentato un pacchetto di incentivi, del valore di un 1,1 miliardi di euro per il 2019, una misura che il governo ha definito trasversale. Sono state varate misure destinate all’imprenditoria con stimoli alla crescita e la riduzione entro il 2021 dal 28% al 21% della tassa sulle imprese. L’abbassamento dal 13% all’11%, della tassa sui pernottamenti negli alberghi, per far ripartire i consumi. Misure concrete anche per i pensionati che durante la crisi, come diversi lavoratori del pubblico impiego, avevano visto dimezzarsi gli assegni e sparire 13esime e 14esime. Un aumento permanente delle pensioni, per circa 800 milioni di euro da redistribuire: un extra in più ogni anno in media di mezza mensilità.  Questo è il piano su cui Syriza si giocherà la prossime rielezione, insieme a molte altre misure che sarebbero state varate prima della fine della legislatura ad ottobre.

Cosa prevede il programma di Nuova Democrazia? Secondo la portavoce del partito, Sophia Zacharaki, nella prossima campagna elettorale il partito cercherà di parlare a tutti i cittadini della Grecia e di ricordare loro il  messaggio: meno tasse, più crescita, più posti di lavoro e meglio retribuiti e, naturalmente, il ripristino del senso di sicurezza. Ma in realtà, si tratta di un ritorno al Medioevo dei diritti. Questo perché il leader del partito Mitsotakis, ha già delineato la linea del partito soprattutto in termini di giustizia sociale. Abolizione della tredicesima pensione, settimana lavorativa di cinque giorni ed è di queste ore l’ammonimento del Governatore della Banca di Grecia, Yannis Stournaras, che le misure di sostegno avviate dal governo Syriza costituiscono un problema per l’economia della nazione.

Euclid Tsakalotos, Ministro delle Finanze, ha detto che una cadere è possibile ma rialzarsi è obbligatorio. Syriza partendo con un target del 3% è riuscito in poco tempo a raggiungere percentuali alte e a diventare forza di governo, vincendo di seguito tre elezioni. Questa piccola caduta può anche rientrare nella fisiologia di un partito ma ciò che non deve diventare strutturale è l’assenza della sinistra nella società civile. Bisogna sempre ricordare da dove si è partiti e chi si rappresenta, ha detto Alexis Tsipras e questo per la sinistra  rappresenta  un valore aggiunto che non può e non deve esser vanificato nel nulla.

“Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada. Perché per le forze che rappresentiamo, per quello che siamo stati e siamo, è possibile conquistare nuovi e più vasti consensi alle nostre liste, alla nostra causa, che è la causa della pace, della libertà, del lavoro e del progresso della nostra società”.

Queste parole sono di Enrico Berlinguer, del lontano 1984.

Sono lontane nel tempo ma per tutta la sinistra europeo il suo pensiero rappresenta sempre un faro che illumina un cammino che all’inizio può apparire oscuro.  E nei tempi attuali, dove il divario tra politica e società civile si ampia sempre di più,  sono più attuali che mai.

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