Per un partito europeo transnazionale

Andrea Allamprese (iscritto al Partito della Sinistra Europea, Transform Italia) –

Riprendendo le considerazioni post-elettorali di Roberto Morea, Roberto Musacchio e Alessandro Tedde per Transform Italia, vorrei soffermarmi su un paio di punti, partendo dalla concreta
situazione del nostro Paese, nella convinzione che possa essere più produttivo – per un obiettivo finale anche a livello europeo – un processo di tipo induttivo capace di ottenere risultati concreti in uno specifico territorio.
Il mio pensiero si basa sulla convinzione che la frantumazione della Sinistra anti-liberista sia un elemento non solo di oggettiva debolezza, ma incapace di suscitare la fiducia di cittadine e cittadini di fronte a una condizione difficilissima sul piano politico/democratico (con il rischio di un annullamento del valore dei diritti umani fondamentali e della coscienza dell’essere cittadini/e), economico e sociale. L’alto astensionismo che ancora permane in Italia (dove quasi la metà della popolazione non va a votare per le Europee) dimostra questa sfiducia, che concerne anche una fascia rilevante di potenziali elettori della Sinistra anti-liberista.
Il primo punto. In Italia il Partito della Sinistra Europea dovrebbe divenire realtà, e non solo un nome su un simbolo elettorale (La Sinistra). Per fare questo – a mio parere – sarebbe importante
uscire dall’ottica di consorzio di organizzazioni politiche che – nonostante gli sforzi fatti – ha prevalso finora, dove coloro che non aderiscono a un partito rischiano di essere – come dice Tedde
– “figli di un dio minore”, per avere “sedi e momenti” – di formazione, riflessione e elaborazione di un pensiero (penso ad un centro studi capace di mettere insieme pensiero e azione, con una
diffusione nei diversi territori e quartieri), ma anche di “scelte politiche” – in cui tutti gli aderenti a La Sinistra (la versione italiana della Sinistra Europea) (iscritti diretti e indiretti, cioè tramite
l’organizzazione aderente a cui sono – a loro volta – iscritti), pesano negli orientamenti e nelle decisioni in maniera uguale come singoli soggetti. Immagino, ad esempio, ad assemblee cittadine e municipali promosse dal nucleo degli aderenti a La Sinistra a cui partecipano altri soggetti che operano sui territori per dar vita ad “azioni per il bene comune” (bene-comunisti) in un’ottica di rete territoriale. In questo modo non c’è alcuna ripartenza da zero, ma ci si inserisce in un processo già avviato (pur con tutti i limiti e i ritardi che conosciamo) per creare uno “spazio” comune con una prospettiva anche transnazionale.
Il secondo punto. Il processo che ho sopra accennato dovrebbe/potrebbe rappresentare un percorso da realizzarsi in altri paesi europei per arrivare ad ottenere alla fine anche un partito transnazionale della Sinistra Europea, quale tessuto unitario capace di incidere sui processi decisionali a livello europeo e dunque, anche per questo, di essere maggiormente attrattivo per fasce di popolazione orientate a Sinistra ma oggi bloccate in un’ottica di ripiegamento o di astensionismo.
Mancando uno spazio pubblico europeo, le politiche dell’Unione Europea non possono che essere discusse al livello dei singoli Stati. Ma, poiché quest’ultimo non è il livello in cui vengono prese le decisioni strategiche di fondo (che incidono poi sulla nostra vita), la discussione sul piano nazionale si riduce spesso a una questione di scelta tra sostenere ciecamente l’attuale processo di “integrazione europea” (con i suoi effetti visibili di disfacimento dei sistemi di solidarietà: dai servizi pubblici al diritto del lavoro, alla sicurezza sociale) o uscirne (Brexit).
Per uscire da questa logica binaria menzognera e suicida, dominata dalle categorie “amico/nemico”, c’è bisogno – a mio avviso – di un partito transnazionale della Sinistra Europea, che sia capace non solo (ed è già una realtà importante) di consorziare i partiti della Sinistra anti-liberista che agiscono nei singoli Stati, ma anche di offrire un terreno di pensiero e di azione (in una prospettiva sia europea che nazionale) in cui tutte le donne e tutti gli uomini iscritti trovano spazio politico.

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