S.O.S. Mediterraneo – Il naufragio dell’Unione

di Tommaso Chiti –
Ad un paio di mesi circa dalle prossime elezioni europee in un clima di incertezza strutturale, con le fasi di BrExit e la rimonta politica di rigurgiti nazionalisti e sovranisti in molti paesi europei, la decisione del Consiglio dei ministri europei sull’operazione ‘Sophia’ di qualche giorno fa è emblematica della situazione paradossale dell’UE.
Una missione navale di fatto lasciata senza navi, dopo la decisione di mantenere in piedi il programma, ridimensionando però ancora una volta i mezzi e l’ingaggio delle unità impiegate per “Sophia”, subentrata nel 2015 alla missione tutta italiana “Mare Nostrum”, dopo il breve periodo di cooperazione con “Triton”.
Le finalità di “Sophia” saranno circoscritte infatti all’addestramento della guardia costiera libica portato avanti già negli ultimi due anni; e alla ricognizione aerea delle sponde europee nel Mediterraneo, senza però poter dispiegare unità navali per il pattugliamento delle acque, aprendo così un consistente varco ai trafficanti di esseri umani, oltre che al contrabbando di armi e di petrolio.
Altra enorme contraddizione, se si considerano le dichiarazioni sovraniste del Ministro dell’Interno Salvini è poi la perdita del controllo italiano sulle acque di fronte alla Libia, lasciate fuori dalla portata dell’operazione con le ultime decisioni prese la settimana scorsa, che ridimensionano quini il ruolo del quartier generale congiunto, sotto il comando italiano dell’ammiraglio Credendino.
Anche questa criticità sarebbe all’origine delle frizioni fra Ministero dell’Interno e della Difesa italiana, con quest’ ultimo propenso invece a mantenere la portata integrale dell’operazione, anche a fronte delle variazioni sui flussi migratori registrati. Secondo le Nazioni Unite infatti si è passati da oltre 1 milione di profughi sbarcati nel 2015 a circa 141 mila nel 2018, dei quali almeno 2300 hanno però perso la vita durante la tratta in mare.
Mentre i trafficanti continuano ad imbarcare su bagnarole di piccolo cabotaggio decine di disperati, attualmente soltanto la nave “Alan Kurd” della ONG tedesca “Sea Eye” è operativa; e nei giorni scorsi ha dato notizia di tre gommoni intercettati dai libici, di un altro ritrovato vuoto a venti miglia dalla costa e di un quinto gommone segnalato e tuttora disperso.
Quanto la situazione nel Mediterraneo sia tornata intenzionalmente fuori controllo, lo si capisce con il caso emblematico di pochi giorni fa, quando il mercantile turco El Hiblu 1 ha soccorso 108 naufraghi in zona SAR libica che, una volta compresa l’inversione di rotta verso Tripoli, hanno dirottato la nave verso La Valletta, primo vero porto sicuro anche a norma di diritto internazionale.
Questo ritorno al futuro distopico, con pescherecci e mercantili che sopperiscono all’assenza delle unità di soccorso marittimo, oltre allo sprezzo nel mettere a repentaglio la vita di lavoratori dimostrano la totale indifferenza dei governi europei verso qualunque forma di tutela delle vite dei profughi, aspetto tristemente annunciato dalla compartecipazione ai programmi di finanziamento per la presa in carico e per la detenzione dei migranti “irregolari” da parte delle autorità libiche.

A condannare la scelta di ridimensionamento dell’operazione “Sophia” anche alcune delle maggiori organizzazioni non governative impegnate per la tutela dei diritti umani, come Amnesty International e Medici Senza Frontiere. Il giudizio di questa “azione scellerata e lesiva dei diritti umani” è molto negativo, così come la condanna di Amnesty ai governi “per aver abdicato alle loro responsabilità umanitarie”.
Dal canto suo la Presidente di MSF, Joane Liu ha pubblicato una lettera aperta descrivendo la situazione orrenda dei migranti nei centri di detenzione libici.
Già dallo scorso agosto la posizione del governo italiano a trazione leghista era per la cancellazione integrale della missione ‘Sophia’ anche a costo di perdere il vantaggio strategico nel Mediterraneo. Il vertice dei ministri europei ha visto invece una convergenza importante sul lodo francese di mero ridimensionamento del programma. Un simile dietrofront su una delle missioni più calde per la cooperazione rafforzata in materia militare è senza dubbio un segnale di fallimento nella gestione condivisa delle frontiere da parte dell’UE e un doppio successo per le compagini sovraniste.
Se da un lato la situazione di crescente caos è facile argomento di propaganda nazionalista sulla minaccia di “invasione di stranieri”, in vista delle prossime elezioni europee; dall’altro l’assenza di cooperazione aumenta i margini di contrapposizione retorica sugli interessi dei diversi stati da parte delle destre.

Ancora una volta il processo europeo di decision-making fortemente a carattere intergovernativo ha permesso ad interessi meramente elettorali di prevalere sulla tutela di diritti umani fondamentali.

Fonti:
https://www.euractiv.com/section/justice-home-affairs/news/eu-to-end-ship-patrols-in-scaled-down-operation-sophia/
https://www.euractiv.com/section/justice-home-affairs/news/msf-accuses-eu-of-fuelling-migrant-abuses-in-libya/
https://www.repubblica.it/cronaca/2019/01/22/news/migranti_la_germania_esce_dalla_missione_sophia_salvini_non_e_un_problema_-217225650/

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