Vademecum per la nuova legislatura europea

di Andrea Allamprese (transform!italia) –

Superate le elezioni europee, analizzati i risultati e il loro significato per la Sinistra antiliberista ed anti-austerity e le sue prospettive future (Transform Europe lo ha fatto con un seminario ad hoc
di due giorni, raccontato da Roberto Morea), si attende l’insediamento del nuovo Parlamento Europeo il quale inizierà le sue attività “concrete” probabilmente dopo l’estate. Voglio qui riprendere alcuni punti programmatici su cui mi sembrerebbe opportuno avviare una riflessione e un approfondimento nell’ambito di “sedi e momenti” comuni a tutta la Sinistra Europea, nella consapevolezza che l’Europa rappresenti per noi l’ineludibile teatro strategico dei cambiamenti in atto.

1. Governance economica versus welfare. Si pone, anzitutto, il tema strategico di una revisione delle regole della governance economica europea che, da un lato, costringono i paesi debitori a
continue restrizioni della spesa pubblica che impediscono lo sviluppo di un welfare europeo, dall’altro, spingono a una competizione basata sul contenimento del costo del lavoro. Si tratta di
rivedere il Patto di stabilità e le regole della governance economica affinché gli Stati membri abbiano sufficienti risorse per implementare il certo insufficiente Pilastro europeo dei diritti sociali (Peds). Nonostante la solenne proclamazione del Peds, l’UE non ha messo in discussione la centralità del mercato unico, e dunque l’esigenza di plasmare il diritto sociale affinché sia funzionale alle libertà economiche.

2. Per un diverso modello economico. Occorre elaborare idee per il superamento del modello economico attuale, basato sulla centralità (quasi) assoluta delle libertà economiche. Su questo
sarebbe utile aprire un dialogo con le forze parlamentari progressiste (in primis i Verdi Europei).

3. L’adesione alla CEDU. In quest’ottica è urgente l’adesione dell'UE alla Convenzione Europea dei Diritti Umani e alla Carta Sociale Europea, così da rivedere l'attuale bilanciamento tra libertà economiche e diritti sociali fondamentali. Nei tanti documenti che compongono il Peds non viene prevista l’adesione alla CEDU e alla CSE.

4. Distacco transnazionale. Occorre affrontare in maniera condivisa e solidale la questione dei migranti, tenendo presente tutti gli aspetti della questione, incluso il fatto che – mediante le regole
sul distacco transnazionale (in materia è stata appena approvata una nuova Direttiva) – si creano corridoi per l'ingresso e lo sfruttamento di questi lavoratori, compresi quelli provenienti da paesi terzi (si pensi, ad es., ai lavoratori ucraini che ottengono il permesso di lavoro in Polonia per essere poi distaccati altrove; stessa cosa per gli edili bosniaci in Slovenia; ecc.).

5. Anche in considerazione del punto 4, è importante portare a termine le proposte su cui non si è riusciti a trovare un accordo nella precedente legislatura del Parlamento Europeo per l’opposizione di alcuni Stati:

5.1. Sicurezza sociale. Parliamo della revisione del Regolamento 883/04 su cui sono aperte due questioni: il distacco transnazionale dei lavoratori (l’obiettivo è facilitare la lotta alle frodi sociali
nei casi di distacco attraverso la revisione del meccanismo codificato nel Regolamento 987/09 sull’emissione e la revoca del formulario A1) e l'accesso transnazionale alle prestazioni sociali dei cittadini economicamente inattivi;
5.2. Pacchetto Mobilità. Parliamo del complesso di regole europee che vanno sotto il nome di “pacchetto mobilità”, con l'esigenza di garantire regole certe in materia di distacco transnazionale dei lavoratori e di cabotaggio, e di migliorare le regole sull’orario di lavoro nel settore del trasporto su strada.
Le Direttive sul cabotaggio e sul distacco nel trasporto su strada – entrambe parti del “pacchetto mobilità” – non hanno ancora visto la luce e dovranno essere ora oggetto di negoziato tra
Parlamento, Consiglio e Commissione. I negoziati (il c.d. trilogo) inizierà nei prossimi mesi.

La posizione del Consiglio:
http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-15147-2018-INIT/it/pdf
La posizione del Parlamento Europeo:
http://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-8-2019-0341_IT.pdf

6. Incorporazione del diritto sociale nel diritto dell’impresa. Una questione preoccupante che prende sempre più piede nell’Unione – e che merita un’attenta riflessione critica – è quella
dell’incorporazione del diritto sociale nel diritto dell’impresa. Il fenomeno si è molto diffuso nell’ultima legislatura. Ciò ha un impatto notevole sull’iter legislativo delle Direttive. In primo
luogo, viene escluso l’utilizzo delle basi giuridiche degli artt. 154 e 155 del Trattato sul funzionamento dell’UE e dunque la consultazione preventiva dei sindacati. In secondo luogo, nel
Parlamento Europeo, la discussione non viene incardinata nella Commissione che si occupa di Occupazione e Affari sociali, ma in altra Commissione, ove l’attenzione per gli aspetti lavoristici è,
di regola, inferiore.

 

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