Verona, mon amour

di Nicoletta Pirotta (IFE Italia) –

Non sono solita usare termini roboanti per definire fatti, eventi, persone.
Ma per la manifestazione transfemminista di Verona di sabato scorso (30 marzo) faccio un’eccezione.
La manifestazione è stata grandiosa, coinvolgente, entusiasmante, storica.
150.000 presenze, una”marea gioiosa e determinata” come hanno scritto le organizzatrici, del movimento femminista NonUnaDiMeno (NUDM), che ha manifestato per affermare una cosa semplice ma oggi terribilmente complicata: sulle nostre vite decidiamo noi!

L’immagine, divenuta virale, che meglio rappresenta questa “marea gioiosa” è quella di un’anziana signora che dal balcone di casa sua regala un sorriso contagioso alle ed ai manifestanti ed espone un cartello con la scritta “Non cammino ma vi sono vicino”.
Mentre in un antico palazzo oscuri personaggi mettevano in scena una fiera degli orrori invocando l’inferno per peccatrici e peccatori, una marea di donne ed uomini, manifestava gioiosamente e con sagace ironia, pur nella consapevolezza dei tempi difficili che stiamo vivendo, il desiderio di vivere in un paese accogliente, rispettoso dei diritti di tutte/i e di ciascuna/o, libero e laico.
Mentre nel chiuso del palazzo si distribuivano gadget inquietanti ed odio, nelle strade soleggiate di una Verona primaverile si parlava di amore. Di quell’”amor ch’a nullo amato amor perdona” cioè di un amore inteso come energia originaria che si manifesta nella capacità di aprirsi all’altra/o, senza alcuna aspettativa di profitto ma con empatia, compassione, simpatia, solidarietà, rispetto per immaginare, anche da questo punto di vista, nuovi modelli di società.

E tutto ciò lo si deve al movimento femminista di “NUDM”.

Il movimento, nato in Argentina dalla coalizione di donne “Ni Una Menos”, ha riportato sulla scena mondiale un femminismo che ritrova la sua dimensione politica, tenendo insieme differenti contraddizioni (di genere, di classe, di origine).
Un movimento che prova a rianimare lo strumento dello sciopero lanciando lo “sciopero globale femminista” e riempie strade e piazze per affermare i propri diritti e desideri, contrastare la violenza maschile sulle donne ed insieme le politiche “austere” e regressive che vorrebbero cancellare del tutto le conquiste ottenute nel secolo scorso. Un movimento capace di aprire il necessario conflitto quando sono in gioco diritti fondamentali E capace anche di vincere come è stato in Spagna ed in Polonia riguardo alle leggi sull’aborto.
Con la manifestazione di Verona credo che il movimento femminista faccia un ulteriore “scatto di crescita”, se posso dire così. Per almeno due motivi che provo a spiegare.

Il primo ha a che vedere con ciò che ha reso necessaria la manifestazione stessa.

Nella città veneta dal 29 al 31 marzo si è svolto il Word Congress of Family (WCF), un organizzazione governativa che, come spiega Kristina Stoeckl, ricercatrice presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Innsbruck, fu ideata da un americano e da un russo nel 1995, ha sede a Washington e mette insieme varie associazioni in Europa e nel mondo, fra le quali l’italiana “Pro-vita” , tra i promotori della tre giorni veronese. Obiettivo del WCF è quello di promuovere un modello di famiglia patriarcale costruita sul matrimonio fra un uomo e una donna ed un modello di società nella quale vengono banditi i diritti all’autodeterminazione della donna sul proprio corpo (in particolare per quanto riguarda aborto ed anticoncezionali), si considera l’omosessualità una malattia e si ricostruiscono gerarchie di potere che ridiano “sovranità” al maschio, occidentale, bianco.
Il WCF rende evidente, anche a chi ancora non lo vuole capire, che l’onda sovranista che sta cercando di affermarsi sul piano politico ed economico si fonda su una rinnovata alleanza fra capitalismo e patriarcato che, per rispondere alla crisi del modello neoliberista vuole ricacciare le donne in casa, non solo per liberare posti di lavoro e disfarsi del tutto del fardello del welfare state, ma anche per affermare un modello di società autoritaria, escludente, misogina, razzista,confessionale.
Il movimento femminista di NUDM ha denunciato da subito le intersezioni fra genere, classe ed origine. Come ho recentemente scritto, il movimento grazie all’utilizzo dello strumento analitico dell’intersezionalità è riuscito a comprendere come siano molteplici le strutture di potere e di oppressione che incidono sulla materialità dei soggetti e come esse costruiscano sistemi di potere interconnessi fra loro che hanno prodotto e producono discriminazione e vulnerabilità.
Nel manifesto che ha tematizzato la manifestazione di sabato le organizzatrici hanno scritto “ci opponiamo ad ogni tentativo di subordinare le donne al ruolo di cura all’interno della famiglia e alla maternità come destino (..) così come ci opponiamo alla violenza etero-patriarcale, al razzismo ed allo sfruttamento”.
Questa consapevolezza ha fatto si che NUDM abbia compreso fin da subito la pericolosità dell’iniziativa del WFC ed abbia voluto rispondere in modo efficace: lanciando una manifestazione internazionale e transfemminista per dimostrare agli occhi del mondo che anche in Italia, laboratorio di politiche sovraniste, esistono nella società anticorpi capaci di contrastare le tendenze regressive in atto e di aprire un salutare conflitto.

Il secondo motivo ha a che vedere con la formazione politica di una nuova generazione di femministe.

Il movimento NUDM nasce dall’iniziativa di giovani donne consapevoli della propria forza, pur se costrette dalle politiche neoliberiste in una condizione di precarietà di lavoro e di vita, che hanno saputo comprendere la necessità di dare vita ad un movimento femminista nuovo per declinare l’oppressione di genere tenendo conto dell’appartenenza di classe, della cittadinanza, della religione. Un movimento femminista che si ripensa come “strumento” di una lotta più ampia per la difesa dei diritti sociali e civili, per la democrazia, contro la precarietà e la disoccupazione, contro sovranismi e populismi di varia natura, contro il razzismo e l’omofobia.
Un femminismo che vuole rappresentarsi come il principale riferimento di un processo di liberazione rivolto ad una molteplicità di soggetti.
Dal novembre del 2017 ad oggi il movimento di NUDM ha saputo costruire poderose manifestazioni femministe nazionali e locali, assemblee partecipate, efficace iniziativa locale. E nel frattempo scrivere collettivamente il “Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere” che descrive in modo esemplare  il carattere sistemico ed intersezionale della violenza e spiega come le sue forme di espressione siano molteplici e trasversali perché toccano tutti gli ambiti delle nostre vite intrecciandosi continuamente tra di loro.
Cos’è tutto ciò se non una formidabile “scuola” di formazione politica?
La manifestazione transfemminista di Verona ha consentito, a mio avviso, un ulteriore passo avanti, cioè il fatto che, lo scorso sabato, giovani donne, consapevoli di sé, hanno guidato un movimento che è stato capace di farsi “popolo”, nella più nobile accezione del termine.
Non so dire quali saranno gli esiti futuri di questo positivo agire. Lo scopriremo solo vivendo….
Per ora mi tengo strette le sensazioni positive e l’energia vitale che mi ha regalato la manifestazione di Verona. Mi saranno molto utili per continuare a lottare con maggior determinazione.

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